Auto Wagoner (Gm) prova a dar l’esempio e si taglia il compenso da 14 a 5,4 milioni

Negli Stati Uniti i top manager dell’auto si sono guardati allo specchio e, fatto un esame di coscienza, si sono tagliati bonus e stipendi milionari, non prima di aver rinunciato a utilizzare i costosi jet personali per spostarsi da una parte all’altra del Paese. Meglio i voli di linea, come i comuni mortali, oppure le tante sbandierate vetture elettriche tanto care a Barack Obama. Rick Wagoner (General Motors) e Bob Nardelli (Chrysler) si presentano così all’imminente resa dei conti (il 31 marzo la Casa Bianca deciderà se iniettare altri fondi nelle due case oppure optare per l’amministrazione controllata) con il conto in banca un po’ più leggero. Il primo, infatti, si è ridotto il compenso, relativo al 2008, a 5,4 milioni di dollari rispetto ai 14,1 intascati l’anno prima.
Il secondo, alla guida del gruppo candidato ad accasarsi alla corte di Sergio Marchionne (Fiat), ha quantificato nella cifra simbolica di un solo dollaro il suo stipendio attuale (non è noto l’ammontare dei bonus di cui ha goduto). C’è poi Alan Mulally, amministratore delegato di Ford, la casa americana che ha dichiarato di poter fare a meno - per ora - degli aiuti dello Stato. Mulally, insieme al suo presidente, Bill Ford, ha annunciato nelle scorse settimane un taglio delle spettanze pari al 30%. Nel 2007 il ceo del gruppo di Dearborn aveva percepito 21,6 milioni di dollari, di cui solo due milioni sotto la voce «stipendio» e tutto il resto in qualità di bonus e stock option. Ford jr., invece, che dal 2005 non riceve alcun compenso su propria disposizione, continuerà con questa prassi fino a quando i profitti dell’azienda non saranno tornati in attivo.