Autobombe a Bagdad, 19 morti e 40 feriti

Escalation di violenze nella capitale irachena. Già cinque le autobombe scoppiate oggi, tutte in zone molto frequentate. Il governo di Al Maliki sta studiando la possibilità di adottare misure restrittive alla libera circolazione per tentare di contenere le violenze

Bagdad - Cresce la tensione in Iraq. Almeno diciannove persone sono rimaste uccise e altre 40 ferite oggi in una serie di esplosioni provocate da alcune autobombe, nel terzo giorno di un escalation di violenza che ha colpito la capitale irachena. Tre persone sono rimaste uccise nell'esplosione di un'autobomba nella zona est di Bagdad, la quinta di oggi, secondo quanto riferito dalla polizia. In precedenza, tre bombe esplose in rapida successione hanno ucciso almeno dieci persone e ne hanno ferite 30, nel cuore di un mercato, nel quartiere meridionale di Dora, secondo quanto riferito dalla polizia. Prima ancora, l'esplosione un'autobomba a Saadoun Street, un quartiere commerciale che si trova nel cuore della capitale, ha provocato la morte di quattro persone e ne ha ferite dieci. Nel corso di questa settimana si è verificato un aumento degli episodi di violenza, mentre il governo iracheno si prepara a lanciare una serie di misure restrittive sulla sicurezza a Bagdad, uno degli ultimi tentativi per evitare che l'Iraq piombi in una vera e propria guerra civile.
Funzionari iracheni hanno detto di essere preoccupati che un eventuale fallimento di questo piano possa significare la fine del sostegno Usa, mentre il presidente americano George W. Bush potrebbe essere costretto a modificare la propria strategia in Iraq. Bush ha cercato di consolidare il supporto nel suo partito alla sua nuova strategia che prevede l'invio di altri 21.500 soldati Usa nel Paese del Golfo nel tentativo di stabilizzare Bagdad e la provincia di Anbar. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, uno sciita, ha detto al Times oggi che il Paese potrebbe non aver più bisogno del sostegno delle truppe Usa, tra tre-sei mesi, se gli Stati uniti fornissero alle forze di scurezza irachene un quantitativo sufficiente di armi. Il premier iracheno è comunque molto preoccupato per la situazione interna e punta il dito contro i seguaci sunniti di Saddam Hussein, risentiti per l'esecuzione dell'ex rais avvenuta il 30 dicembre scorso.