Gli autogol del rigorista

«Manterremo gli impegni con rigore», ha promesso per l’ennesima volta Tommaso Padoa-Schioppa a Bruxelles. Rigore, rigore, rigore: sembra di assistere a una partita di calcio dopo i tempi supplementari. Ma quando si cerca una delucidazione in più - si tratti di conti pubblici o di riforma delle pensioni - il ministro dell’Economia l’elude. Nel non dire, «TPS» è diventato maestro.
Il giochino funziona in Italia, un po’ grazie a giornali amici che evitano di infierire, un po’ perché il boom delle entrate tributarie ha tolto le castagne dal fuoco al ministro dell’Economia. La ripresa dell’economia continua a generare incassi molto forti per l’Erario, e consente a Padoa-Schioppa di presentarsi nei consessi internazionali per dire: «Vedete? Il nostro deficit cala molto più rapidamente del previsto». Ma il ministro di tutto ciò non porta alcun merito. Avrebbe dovuto tagliare la spesa pubblica, compito che gli spetta per mestiere, e non lo ha fatto. O meglio, si è limitato a ridurre i trasferimenti alle Regioni e ai Comuni autorizzandoli ad aumentare le tasse locali, dopo due anni di blocco deciso dal governo Berlusconi. Anche ieri, ai ministri finanziari europei riuniti a Bruxelles, Padoa-Schioppa ha ripetuto il solito discorsetto: «Manterremo gli impegni con rigore. E il deficit scenderà quest’anno al 2,8%; forse faremo anche di meglio». Però, nessuna promessa precisa sui tagli di spesa e sulla riforma delle pensioni, che pure la Commissione e il Consiglio europeo ci chiedono con insistenza. «Alla vigilia di un negoziato - si è schermito TPS - è meglio tacere».
Anche sull’alta velocità Torino-Lione, il ministro dell’Economia nei giorni scorsi ha fatto ricorso alla frase fatta del «manterremo gli impegni». Salvo poi aggiungere che «sugli aspetti ancora in discussione la decisione ultima sarà presa prima di settembre». Gli aspetti ancora in discussione sulla linea Torino-Lione sono talmente macroscopici da mettere in dubbio l’intero progetto. Ma Padoa-Schioppa non si smentisce, prendendo la solita posizione: io rispetterò gli impegni, altri decideranno. Gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito: ricordiamo soltanto la cosiddetta privatizzazione dell’Alitalia, che il Tesoro ha farcito di tali e tante clausole - chieste dai sindacati e dall’ala sinistra della maggioranza - da rendere pressoché proibitivo l’acquisto della compagnia da parte di un privato con la testa sul collo. «Rispettiamo gli impegni (la privatizzazione)», ma intanto il ministro prepara un «piano B» se la privatizzazione non riesce.
Nel non dire - o nel dire cose opposte a quanto altri vogliono fare - Padoa-Schioppa dispone di un maestro d’eccezione. Il suo nome è Romano Prodi. Il dodecalogo imposto alla maggioranza dal presidente del Consiglio è magistrale per vaghezza lessicale, perfetto per consentire ogni possibile interpretazione. Basta leggere il punto sulle pensioni: «Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie, e privilegiando le pensioni basse e i giovani». Da quanto si è capito dalle anticipazioni pilotate sul piano Damiano, l’attenzione alle compatibilità finanziarie non c’è (altrimenti si lascerebbe in vigore lo «scalone»), e l’attenzione ai giovani verrebbe attuata diminuendo le loro future pensioni con il taglio dei coefficienti di rivalutazione. Sono questi gli «impegni»?
Il Padoa-Schioppa di governo è tutt’altra persona rispetto al Padoa-Schioppa banchiere centrale, che dal pulpito della Bce impartiva precisi ammonimenti ai politici italiani. Oggi il ministro si è fatto esperto in vaghe parole d’ordine, una pratica oratoria che però non fa breccia in Europa e nei mercati finanziari. Joaquin Almunia, che dietro la bonomia dell’ex sindacalista delle comisiones obreras spagnole, è un mastino, sulle pensioni «non fa sconti» (utilizziamo di proposito il titolo del Sole 24 Ore sulla riunione Eurogruppo di lunedì sera in cui si è esaminato il programma di stabilità italiano). E Moody’s, la principale agenzia internazionale di rating, ha affermato che «i dodici punti sono più un riflesso di sopravvivenza che una chiara piattaforma». Il giochino del «non dire» rischia di avere vita breve.