Autografi, bandiere e alta tecnologia nel «rinato» Museo del Risorgimento

L’inaugurazione ieri nel bicentenario della nascita di Mazzini

Raccoglie cimeli privati, scritti pubblici, tra cui il manoscritto originale dell’inno «Fratelli d'Italia», oggetti personali e una vasta documentazione: è il Museo del Risorgimento dell'istituto Mazziniano di Genova situato nella casa natale di Giuseppe Mazzini e riaperto ieri, dopo un complesso lavoro di ristrutturazione, in occasione del bicentenario dalla nascita del Grande Esule. A tagliare il nastro della nuova inaugurazione del museo è stato il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, ma anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto essere, in qualche modo presente, e lo ha fatto con un messaggio al sindaco Giuseppe Pericu: «Mazzini con il suo pensiero e con la sua azione è stato tra i protagonisti del nostro Risorgimento quello che più ha contribuito a restituire l'Italia agli italiani - scrive fra l’altro Ciampi - Mazzini è stato un testimone autentico e appassionato della fratellanza fra le Nazioni europee. La sua idea di Patria supera i limiti angusti dei nazionalismi per guardare all'Europa come federazione di popoli uniti dalla fede comune dai valori di libertà e di eguaglianza». Da parte sua, Buttiglione ha ricordato come la casa di Mazzini sia l'occasione per una grande meditazione sulla nostra identità nazionale e i sacrifici attraverso cui si è costituita: «Mazzini è stato un patriota ma anche un grande europeista ed è pure colui che ha percepito fortemente le comuni radici cristiane, un laico ma con fortissimo sentimento religioso che fa nascere la libertà dall'obbedienza alla verità. C'è da che riflettere e di che inchinarsi per tutti gli italiani». Dal canto suo, il sindaco Pericu ha sottolineato soprattutto «il messaggio che il nuovo museo vuole trasmettere a chi lo visita, soprattutto ai giovani, e cioè il coraggio di scommettere sul futuro, a costo di rischiare di persona, con una carica vitale che guarda avanti».
Nel museo rinnovato c’è posto anche per una play station. E inoltre, nelle sale espositive ospitate in quella che fu la casa natale del patriota risorgimentale, il manoscritto autografo dell'Inno di Mameli condivide lo spazio con un maxi schermo che ripercorre, tra musica e dissolvenze, la storia dell'inno nazionale. La retorica cede il passo alla tecnologia in quella che l'assessore comunale alla Cultura, Luca Borzani, ha ribattezzato «la casa genovese della democrazia», e la multimedialità, a sua volta, si mette a servizio del pensiero mazziniano per svelarne la carica d'attualità.
I restauri sono durati sei mesi e hanno completamente ridisegnato il percorso museale, rinnovandone l'assetto espositivo con l'inserimento di supporti interattivi, ma anche migliorandone la sicurezza e l'accessibilità. La rilettura del pensiero mazziniano in chiave attuale, con particolare riferimento all'europeismo, si costruisce sala dopo sala, tra documenti e cimeli risorgimentali (autografi, oggetti, divise, bandiere) che illustrano un percorso storico da Balilla alla Repubblica Ligure, dalla Giovine Italia all'impresa dei Mille. In una sala le pareti sono trasformate in schermi sui quali scorrono le frasi che riassumono il pensiero mazziniano, partendo dalla celebre «Dio e popolo», un'altra postazione consente, sfiorando uno schermo, di «dare la parola» ai protagonisti della spedizione in Sicilia ritratti nel dipinto «La partenza dei Mille». In una vetrina è esposto l'autografo di Mameli, mentre su un maxi schermo un video nei ripercorre la storia, dalla nascita, fino alla nascita della Repubblica. E proprio l'Inno di Mameli è stato il protagonista del concerto di voci bianche (dirette da Gino Tanasini) organizzato al Carlo Felice, cui ha assistito anche Buttiglione: cinquecento bambini vestiti con magliette bianche, rosse e verdi e schierati a formare un’enorme bandiera italiana hanno eseguito la versione integrale dell'Inno, seguita in piedi dal pubblico. In apertura è stata eseguita la versione integrale dell'Inno di Mameli, alla quale sono seguiti l'Inno di Garibaldi, e i brani «Suoni la tromba» da «I Puritani» di Bellini e «Va Pensiero» dal «Nabucco» di Verdi.