AUTOGRILL In viaggio tra un Camogli e il West

Certo, è romantico e sognante pensare alle soste ormai impossibili lungo la Route 66. E così le Strade Blu d’America cantate da Least Heat Moon, quando l’autore già trent’anni fa rimpiangeva gli hamburger dal volto umano che venivano serviti negli immancabili bei tempi che furono lungo le autostrade degli States. E vogliamo mettere viaggiare con lo sguardo che si perde nel vuoto tra la via Emilia e il West, complici alcuni scatti di Luigi Ghirri? E Jack Nicholson che in Cinque pezzi facili si ribella alla cameriera di una stazione di sosta che non vuole variare un piatto? Bello, bellissimo, quasi splendido però possiamo (e dobbiamo) nutrirci di sogni, a patto di avere ben presente che una focaccia Camogli o un panino Rustichella non spuntano per caso, sono momenti di una lunga storia italiana che sarà raccontata questa sera al DesignCafé della Triennale da chi, Gianmario Tondato, è alla guida di una realtà oramai sinonimo di ristoro autostradale: l’Autogrill.
Ma il volume che verrà presentato, On the move - sottotitolo «Nel paesaggio di Autogrill», curatore Moreno Gentili, foto di Monika Bulaj, Skira editore - va ben oltre quello che quasi tutti pensiamo, che Autogrill con la A maiuscola abbia per confini la rete autostradale nazionale. Non vi sono dubbi: la sua insegna è la più presente tanto che a molti scappa di dire o di scrivere di essersi fermato a un autogrill, con la A minuscola, anche quando il gestore appartiene alla concorrenza. Però la realtà va ben oltre e basta andare a pagina 26 per capirlo, quel bianco-e-nero fissato alla Malpensa così come in un’altra doppia - a colori - si capisce al volo che quelle persone girano con i loro bagagli per la stazione Termini a Roma, senza dimenticarsi che il luogo dove questa sera parleranno Susy Blady e Patrizio Roversi è il progetto più avanzato del colosso di casa Benetton, come una serie di Starbucks oltreoceano.
Sono soprattutto, come sottolinea Gentili, dei «non-luoghi» dove a un volume fisico, la scatola-contenitore, corrisponde un luogo immaginario, un sogno, una speranza, anche una incazzatura perché uno si sposta, arriva, si ferma, parcheggia, ha fame o sete o entrambi gli impulsi, magari pure l’impellenza di fare pipì, e il poi il desiderio di rinfrescarsi e quello di comperare un pensiero da portare a una persona cara piuttosto che la spesa perché all’improvviso ti ricordi che a casa il frigo è vuoto. E ancora le aerostazioni, con la ricerca della sicurezza, legge che ti impedisce di portare bottiglie oltre i controlli del bagaglio a mano e ti costringe al bar tra metal detector e gate.
Però l’uomo in movimento oggi non rimane più di sale come i suoi genitori e i suoi nonni nei primi grill, stazioni che all’esterno dovevano apparire agli occhi degli italiani del primo boom come astronavi, involucri che celavano ristoranti che spesso nella forma facevano il verso a quelli della Milano bene. Cresce la qualità e la funzionalità, trovi tutto e ormai lo stesso gruppo Autogrill si espande del mondo, una delle rare icone di cui noi italiani non dobbiamo vergognarci.

Il libro On the move (Skira) sarà presentato oggi alle 19 alla Triennale (viale Alemagna 6)