«Autonomi, Ferrante si dissoci da Rifondazione»

Manca: «Siamo davanti a un caso di trasformismo quasi unico»

Gianandrea Zagato

Se Bruno Ferrante parla rischia di perdere i voti dei suoi supporter. Meglio tacere, gli suggeriscono improbabili spin doctor. E l’aspirante sindaco del centrosinistra obbedisce. Dunque, nessun commento sulla solidarietà che Rifondazione comunista offre a quelli che diedero alle fiamme corso Buenos Aires. Silenzio di tomba dell’ex prefetto sulla richiesta di scarcerazione dei prodi autonomi che parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali Prc hanno sottoscritto quasi fosse una mozione degli affetti.
Scelta dell’ex inquilino della prefettura che non è forzatura cronistica interpretare quindi come un sostegno politico, nonostante le motivazioni dei magistrati abbiano confermato prima l’arresto e poi il rigetto dell’istanza di scarcerazione. Comportamento che non va giù alla Margherita: «Non solo esprimiamo nuovamente solidarietà ai commercianti vittime della violenza ma crediamo che sia indispensabile lasciare i magistrati liberi di poter svolgere il proprio lavoro senza interferenze» fa sapere Andrea Fanzago, capogruppo uscente della Margherita e probabile capolista del listone prodiano. Condanna senza se e senza ma di una continuità che sorprende non poco pure Alberto Mattioli: «In ogni Paese civile ci sono regole e chi le trasgredisce ne paga le conseguenze» osserva il vicepresidente della Provincia di Milano, «noi della Margherita siamo per il principio del rispetto della legalità e della sicurezza e, quindi, riteniamo indispensabile che i giudici possano fare il loro compito senza subire forzature di alcun genere».
Presa di distanza che, commenta Riccardo De Corato, «non può non sorprendere l’ex rappresentante dello Stato»: «La mozione degli affetti firmata che manifesta piena solidarietà agli autonomi che hanno partecipato alle aggressioni alle forze dell’ordine, alla distruzione delle vetrine, delle auto e dell’An point è firmata, tra gli altri, dall’onorevole Daniele Farina, dall’aspirante consigliere comunale Franz Purpura e da esponenti nazionali del Prc come la milanese Graziella Mascia». Firme che, continua De Corato, rappresentano «un gesto di appoggio inequivocabile con cui l’uomo di legge e delle istituzioni - Ferrante - avrebbe dovuto fare i conti». Peccato, osserva il vicesindaco di Milano, che l’ex prefetto abbia scelto invece di tacere, «sostegno politico che nasce all’interno della sua maggioranza e che è quindi l’ennesima dimostrazione delle contraddizioni che caratterizzano il centrosinistra all’ombra della Madonnina». E aggiunge: «Ora chieda scusa ai cittadini». Stupiti anche i commercianti di corso Buenos Aires del comportamento, del sostegno di Ferrante nei confronti degli arrestati, persone che secondo i giudizi dei magistrati hanno «un assoluto disprezzo per la vita e per l’incolumità altrui» ma anche «una particolare forma di opposizione alle prescrizioni dell’autorità e ai canoni della civile convivenza». Valutazioni che sconsiglierebbero una qualunque forma di solidarietà tranne, evidentemente, al centrosinistra meneghino e al suo aspirante sindaco. Che partecipa al corteo dell’Unione dei commercianti contro le violenze di quel sabato selvaggio, «presenza strumentale» chiosa Guido Manca: «Non si spiegherebbe altrimenti la solidarietà che manifesta oggi col suo silenzio-assenso ai devastatori dell’11 marzo».
O, forse, sostiene l’assessore alla Sicurezza, siamo «davanti a un caso quasi unico di trasformismo e Zelig, be’ gli fa un baffo».