Gli autonomi: il governo ci discrimina

Le categorie contestano il peggiore trattamento sugli assegni rispetto ai lavoratori dipendenti

da Roma

I lavoratori autonomi bocciano l’intesa raggiunta sulle pensioni più basse: «Come al solito, il governo ci discrimina», sostengono Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. Il perchè della protesta è presto detto: per ottenere gli aumenti alla pensione, decisi nella notte fra martedì e mercoledì, i lavoratori autonomi devono avere alcuni anni in più di contributi versati rispetto ai lavoratori dipendenti. Nel caso dell’aumento da 333 euro all’anno gli autonomi debbono avere 18 anni di contributi contro i 15 dei dipendenti; per gli aumenti da 420 euro, gli autonomi devono avere da 18 a 28 anni di contribuenti, mentre sono da 15 a 25 quelli dei dipendenti; infine, per gli aumenti da 505 euro, i lavoratori autonomi devono avere più di 28 anni di contributi, contro i 25 anni dei dipendenti. «Non si comprende perchè differenziare i pensionati a seconda che appartengano all’una o all’altra categoria», lamentano le organizzazioni del lavoro autonomo. Inoltre, il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, consegnerà oggi a Padoa-Schioppa e Visco 100mila firme contro gli studi di settore.
È probabile che gli aumenti, che scattano dal 1º gennaio 2008 arrivino non tutti i mesi, ma in due tranche annuali. È invece certo che l’una tantum 2007, in media 324 euro, sarà corrisposta all’inizio dell’autunno, in ottobre. Per ottenerla è necessario avere un reddito personale annuo non superiore a 8.504,73 euro (654 euro al mese per 13), e superare i 64 anni d’età.
I contenuti dell’intesa governo-sindacati sono stati tradotti in un emendamento al decreto tesoretto, che contiene la previsione degli aumenti previdenziali. Secondo la relazione tecnica che accompagna l’emendamento, a beneficiare degli aumenti saranno tre milioni e 50mila pensionati. Lo stanziamento per l’una tantum di quest’anno è pari a 900 milioni di euro, mentre per il 2008 il costo sarà di 1,15 miliardi, a cui si aggiungono 44 milioni per le pensioni sociali e 33 milioni per il recupero dell’inflazione. La rateizzazione per il riscatto della laurea e la totalizzazione dei contributi (altre norme previste nel decreto) costeranno altri 267 milioni di euro, e saranno valide a partire dal 2008. Nel decreto tesoretto sono state inserite anche le norme sul cuneo fiscale, gli studi di settore e i rimborsi Iva auto, stralciate dal ddl ora in Senato. Sul decreto, è ormai quasi certo, il governo dovrà porre la fiducia.