Ma gli autonomi insorgono: «No ad accordi con i politici»

E su Indymedia si scatenano con offese e insulti al critico e al sindaco

Gianandrea Zagato

«Altro che “ricognizione artistica ed estetica”, lo dovevate prendere a sputi». Esortazione firmata da un leoncavallino apparsa su sito Indymedia che riportiamo epurata dagli insulti. Commento nero su bianco alla provocazione di Vittorio Sgarbi, quella di fare del «Leoncavallo un museo a cielo aperto». E, attenzione, quell’invito a «prendere a sputi» l’assessore della giunta guidata da Letizia Moratti non è isolato.
C’è l’autonomo che avverte la nostalgia del Leonka passato, «quando lanciavate le bocce dal tetto» invece di «rivendicare una visita di quella...», mentre un altro consiglia a Sgarbi di «astenersi» da ogni valutazione sui graffiti perché «è accettabile solo se fatto dai graffitari stessi, dal Leoncavallo, dagli amici e dalle fidanzate dei graffitari». Come dire: questione di appartenza politico-ideologica che, secondo un altro supporter del centro sociale di via Watteau, dovrebbe suggerire all’assessore alla Cultura del Comune di Milano di «essere solidale con le dichiarazioni della sua forza politica di appartenenza e, quindi, di chiedere con forza la sgombero del Leo». Esternazioni tutte con un comune denominatore: «No alla privatizzazione del Leoncavallo, dopo quella dell’Aem». Altrimenti? Si confermerebbe un assioma per nulla rivoluzionario: quelli del Leonka che «si presentavano come i duri e puri sono scesi a compromessi» e gli altri, gli indisponibili, «non fanno di certo parte del direttivo del Leoncavallo».
E tra una denuncia di imborghesimento e l’altra spunta pure la delazione online: gli attuali occupanti del civico 7 di via Watteau che contano su Sgarbi per ottenere il passaporto della legalità «hanno cancellato dei graffiti storici» ovvero «non gliene è fregato niente dei graffiti e del patrimonio artistico di quel fabbricato». Accusa che non viene negata: «I graffiti in questione, tra cui quello di Sharp da Nyc, non sono stati cancellati dal Leoncavallo, ma dall’officina cui il muro appartiene, dato che aveva forti infiltrazioni d’acqua e doveva isolare e intonacare il muro. A parte quelli, ogni volta che i pezzi sono stati coperti è stato in seguito all’organizzazione di giornate dedicate al writing e d’accordo con i writers stessi».
Precisazione accompagnata da un’imbeccata, «i graffiti fuori dal vecchio Bulk sono più belli. Perché non vincolare anche quell’area e pure il muro del deposito Atm di via Mancinelli dove c’è il murales fatto dai ragazzi dell’Hajech?». Domandina con tanto di fotografia di un altro graffito in stile Leoncavallo «da preservare» apparso in zona Venezia: «Nassyria? There’a a party».