Per gli autori Boggero e Simonetti due lustri per un grande successo

Un lavoro attento, minuzioso, durato dieci anni. Gli autori hanno realizzato certamente un’opera di grande respiro. Franco Boggero e Farida Simonetti lavorano dal 1980 presso la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Liguria, nell’ambito della quale hanno condotto studi sull’argenteria genovese (Arte e tradizione dei «fràveghi», 1983; Argenti genovesi da parata tra Cinque e Seicento, 1991) e ordinato mostre sull’argomento (Argenti «colombiani» nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, 1988; Argenti genovesi, 1992; Agenti da tavola sabaudi a Genova, 1993. Hanno, inoltre, curato la sezione «Argenti» nelle grandi esposizioni dedicate alla cultura artistica genovese.
Il loro sforza è stato applaudito durante la presentazione del volume e apprezzato da esperti e da critici. Dal canto suo il presidente di Carige, Giovanni Berneschi ha voluto sottolineare:
«Già in passato Carige, soprattutto in occasione di mostre, aveva promosso lo studio degli antichi argenti “torretta”, vanto della nostra tradizione. Questo retaggio ci fa meglio comprendere l’impegno della Banca a sostegno del progetto della casa editrice Allemandi di dedicare un volume-repertorio alla produzione del XVIII secolo, frutto del lavoro decennale di due apprezzati studiosi, Farida Simonetti e Franco Boggero, ricchi dell’esperienza della consolidata collaborazione con la casa torinese per gli argenti dei secoli precedenti».
Molto soddisfatto anche Flavio Repetto, Presidente della Fondazione Carige che ha voluto sottolineare: «Anche semplicemente sfogliando il volume colpisce l’occhio la qualità degli oggetti, l’eleganza delle forme, la raffinatezza del cesello e dello sbalzo e l’artistica resa delle figure a tutto tondo. La Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, che istituzionalmente promuove iniziative tendenti a valorizzare l’arte, la cultura e la storia della Liguria, ha visto con interesse questa pubblicazione che è anche un omaggio all’abilità manuale, alla genialità dell’artigiano orafo».