«Autoritratto» con poesie

Poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 28 febbraio 2005, Mario Luzi compilò un’autoantologia. Il libro, dal titolo Autoritratto, è ora edito da Garzanti (pagg. 463, euro 27) a cura di Paolo A. Mettel e di Stefano Verdino.
Nella prefazione l’autore conferma la propria concezione di poesia come creazione di «qualcosa che prima non c’era», quindi intimamente rivolta a un costante anelito di nascita. Poiéin come condizione vitale. Questo già dalle prime raccolte, quelle degli anni Trenta, che lo vedono tra i maggiori esponenti dell’Ermetismo. Anche in un momento in cui altri autori negavano la possibilità rivelatrice della poesia (si pensi al «non» montaliano), Luzi ha sempre creduto nella scrittura come mezzo per attingere a un altrove diverso, a una ricerca trascendente che resterà dominante in tutta la sua vita, oltre che nella sua opera.
A questa altezza cronologica (la prima raccolta, La barca, è del ’35), la metrica gioca tra versi regolari e scarti dalla tradizione, ma nel complesso i testi rifuggono da sperimentalismi espressivi. Nelle opere della maturità l’indagine interiore si accompagnerà a un più forte scavo anche nelle strutture formali. Lo stile poemico di Nel magma, quello disteso e quasi narrativo di Su fondamenti invisibili e Al fuoco della controversia (metodi espressivi analoghi a quelli di altri poeti degli anni Sessanta, primo fra tutti Vittorio Sereni) liberano il linguaggio in un abbraccio che si estende a dimensioni ben più ampie, con inserzioni di parlato, come controcanto dei pensieri. Infine, a partire da Per il battesimo dei nostri frammenti, la scrittura viene sconvolta da un audace posizionamento delle parole sulla pagina, che apre a nuove possibilità del dire. È proprio in questa fase che si libera più forte anche l’istanza religiosa e filosofica, la consapevolezza della Rivelazione. L’ultima raccolta è Dottrina dell’estremo principiante: la summa di una vita in cui nulla è mai acquisito, tutto è sempre da ricercare.
Il volume raccoglie inoltre momenti creativi paralleli a quelli in versi. Su tutto domina il tema religioso, vissuto come una necessità di conoscenza della vita in tutte le sue sfaccettature, oltre che come ovvia tensione a Dio e abbandono alla Sua volontà. D’altra parte, Luzi afferma che «il nesso tra poesia e religione è così stretto da riuscire inestricabile». Se ciò è vero nella concezione di poesia come creazione e inesausta ricerca, lo è ancor più per Luzi che apre la sua voce al senso più intimo della realtà, trovato nella speranza della religione rivelata.