Autostrade-Abertis, Di Pietro: «Per me il caso è chiuso»

Ma gli spagnoli fanno sapere: andremo avanti

da Milano

La fusione tra Autostrade e Abertis, nei termini in cui è stata prospettata, è illegittima: nell’atto della privatizzazione fu previsto che la società concessionaria non poteva essere partecipata da una società di costruzioni, qual è la spagnola Acs. Per il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, «il caso è chiuso». Ma lo stesso Di Pietro lascia aperto uno spiraglio: un eventuale riesame del dossier sarebbe possibile a condizione di «superare questo scoglio insormontabile», per esempio «con un diverso assetto societario».
Una bocciatura che l’Anas, in una lettera inviata ieri ad Autostrade, afferma di condividere. Da parte sua, Autostrade, presieduta da Gianmaria Gros-Pietro, si riserva di valutare i contenuti di questa lettera, «anche alla luce dei numerosi, recenti incontri e contatti con la stessa Anas e con gli organismi di governo».
Dalla Spagna, invece, il veto non viene considerato «definitivo», perché «non ufficializzato con un decreto interministeriale», e Abertis ha fatto sapere che andrà avanti con il progetto. La Caixa, uno dei soci di Abertis, ha annunciato che cercherà una soluzione per sbloccare il veto e far mantenere all’Acs (al centro della bocciatura, appunto) un ruolo da protagonista nella newco che nascerebbe dalla fusione. Intanto, dal fronte sindacale, dei consumatori e dalla maggioranza, si è levato un coro di approvazioni alla bocciatura del progetto. Tornando sulle ragioni della decisione, Di Pietro ha spiegato che è bastata l’analisi preliminare degli aspetti di legittimità per dire no e «non siamo andati neanche avanti nell’esame delle questioni di merito». Sulla base dei pareri del Consiglio di Stato, dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici e del gruppo di esperti nominati dall’Anas, ha spiegato il ministro, «abbiamo verificato che Abertis non poteva avere quella concessione, avendo tra gli azionisti Acs, circostanza che viola le norme della convenzione e della concessione della privatizzazione di Autostrade spa». Dal fronte sindacale, per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, la bocciatura è «ineccepibile e di buon senso» mentre per Giorgio Santini della Cisl «è necessario un chiarimento», mentre il governo deve chiedere ad Autostrade di realizzare subito gli investimenti. La numero uno dell’Ugl, Renata Polverini, ha ricordato di aver «espresso sempre le proprie contrarietà sia sul piano legale sia per i gravi risvolti occupazionali».
Una fusione «anomala che faceva dell’Italia terra di conquista degli spagnoli» è il commento del capogruppo alla Camera dell’Udeur, Mauro Fabris, secondo cui si trattava di una operazione speculativa.