Autostrade-Abertis, serve l’ok di Di Pietro

Il parere del Consiglio di Stato: poteri di veto per ministero e Anas

da Roma

Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e l’Anas hanno potere di veto sulla fusione tra Autostrade e Abertis. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che ieri ha pubblicato il parere richiesto proprio dal dicastero di Via Nomentana.
L’integrazione tra la concessionaria autostradale italiana e il gruppo spagnolo, secondo i magistrati amministrativi, richiede «preventivamente atti formali di approvazione degli appositi atti di assenso sia da parte di Anas che del ministero delle Infrastrutture». Un’attestazione importante per Di Pietro. «Quando si ha a che fare con una concessione per un bene pubblico così essenziale come le autostrade - ha ribadito ieri il ministro - nei principi generali dell’ordinamento, anche se non è scritta, deve esserci una norma cogente che preveda una autorizzazione, per garantire la tutela degli interessi pubblici in caso di cambiamento dell’assetto azionario».
Domani toccherà ad Autostrade avanzare delle controproposte nel nuovo vertice con l’Anas, ma la questione più cogente riguarda i due miliardi di euro di investimenti programmati e non ancora effettuati da parte di Autostrade da vincolare in un fondo ad hoc. La società guidata da Gian Maria Gros-Pietro dovrà poi presentare delle soluzioni in merito ai lavori da effettuare. In particolare, al ministero e all’Anas potrebbero essere gradite delle garanzie rilasciate dalla concessionaria Autostrade per l’Italia sugli impegni da sostenere a fronte del deterioramento della posizione finanziaria in seguito alla fusione. E soprattutto sarà necessario fare chiarezza sulla corporate governance, considerata la presenza del costruttore spagnolo Acs nell’azionariato della nuova Abertis e i potenziali conflitti di interesse conseguenti all’integrazione. La stessa uscita di Abertis da Schema 28 (la controllante di Autostrade) con allargamento della compagine italiana potrebbe non essere una mossa di per sé sufficiente. Tutte queste indicazioni dovranno tradursi in un atto formale, una dichiarazione con cui il gruppo si obbligherà alla sottoscrizione di un quinto atto aggiuntivo alla Convenzione del 1997 prima dell’efficacia dell’operazione, nel prossimo autunno.
Ma non tutte le parti in causa sono ancora soddisfatte dell’andamento delle trattative tra Autostrade e governo. In primo luogo, i sindacati e in particolare la Fit-Cisl che ieri ha salutato con entusiasmo il parere del Consiglio di Stato «in quanto influenza in modo evidente e sensibile il percorso e i contenuti della fusione». Non sono pertanto da escludere iniziative di protesta per l’assemblea del 30 giugno.
Ieri a Piazza Affari Autostrade ha perso lo 0,88% a 21,5 euro.