«Autostrade, concessioni da rivedere»

da Roma

Pensioni in Finanziaria e revisione completa delle 23 concessioni autostradali. Antonio Di Pietro a 360 gradi. «Migliorano le condizioni economiche, cresce il pil, crescono le entrate tributarie? Bene, vuol dire che ci sono maggiori spazi per individuare le risorse per le infrastrutture. Se migliora l’economia bisogna rilanciare gli investimenti. Bisogna intervenire quando la macchina va, mica quando è ferma».
Ministro, ma non è che così porta acqua al suo mulino?
«Vorrei fissare un punto fermo. Solo per pagare le fatture in scadenza per il 2007 per le opere già cantierate servono 7,5 miliardi di euro per Rfi (la rete ferroviaria italiana); 3,5 miliardi per Anas; 1,5 miliardi per tenere aperti i cantieri della legge Obiettivo. Senza queste risorse, i cantieri chiudono».
Con una manovra per il 2007, fatta la correzione e pagate le fatture resta poco. Il cuneo fiscale?
«La riduzione del cuneo fiscale e contributivo è presente nel programma dell’Unione. E l’Italia dei Valori è un partito che fa parte della maggioranza e dell’Unione. Gli impegni assunti devono essere rispettati».
Pare di capire che lei sia contrario al passaggio da 35 a 30 miliardi della Finanziaria.
«Lo sono stato e lo sono. Non credo serva al Paese una gara al ribasso della manovra. Comunque, ho piena fiducia in Padoa-Schioppa e nelle sue scelte».
Nel programma non c’è la riforma delle pensioni, eppure lei è fra quelli che la vorrebbe vedere nella Finanziaria...
«È così. Grazie a Dio campiamo di più. Quindi, credo sia giusto intervenire sull’argomento. Non possiamo, come s’è sempre fatto, scaricare sulle generazioni future i nostri debiti. Non è serio. In questa Finanziaria devono trovare spazio interventi strutturali di contenimento della spesa e misure per lo sviluppo. Dobbiamo essere noi stessi i progettisti del nostro futuro e non solo ufficiali pagatori».
Autostrade-Abertis, un capitolo aperto. La Borsa sembra scommettere sull’operazione. Lei continua ad essere contrario?
«Applico la legge. Se la legge dice che una concessione non può andare a chi fa il costruttore di mestiere, non si può dire che sono contrario: applico e rispetto la legge. Certo, non posso non osservare come nella privatizzazione delle Autostrade si sia passato da un monopolio pubblico ad un monopolio privato. È stata una privatizzazione sbagliata».
Credo che l’abbia fatta Ciampi da ministro del Tesoro...
«E che vuol dire? Mica tutto quel che ho fatto nella vita, l’ho fatto bene».
Eppoi, scusi, se è un problema di leggi, le leggi possono essere anche cambiate...
«L’impedimento legislativo è solo il presupposto. Per queste ragioni, credo sia opportuno rivedere l’intero sistema delle 23 concessioni autostradali in Italia. Le ritengo sub iudice. Altrimenti credo sia necessario verificare se esistono le condizioni per l’applicazione dell’art. 1467 del codice civile, che prevede la risoluzione del contratto per inadempimento del concessionario».
Tutte le concessioni vuol rivedere?
«Io sono dalla parte dei consumatori e dei contribuenti. Devo sapere come vengono impiegati i soldi che ricevono le concessionarie con il pedaggio. Al momento, non c’è nessuno che le controlla. Se non rispettano gli obblighi delle concessioni, nessuno le può sanzionare. Se non realizzano gli investimenti, nessuno può dire nulla. Per questo ritengo necessario avviare una rivisitazione organica del sistema, per stabilire prestazioni e servizi. Solo così sarà possibile verificare la corrispondenza con la sana e corretta contabilità».
È verosimile attendersi ricorsi...
«Le concessionarie potranno anche procedere in via giudiziaria. Io ho il dovere di tutelare i consumatori ed i contribuenti. Di dar loro conto dove finiscono i loro soldi».