Autostrade e Abertis, saltano le nozze

I vertici dei due gruppi: porta aperta a future intese. Il titolo perde l’1,5%

Laura Verlicchi

da Milano

Autostrade-Abertis, è finita. Cala il sipario sulla «madre di tutte le fusioni», che doveva dar vita al primo gestore mondiale di autostrade e che otto mesi di tentativi, polemiche, battaglie verbali e legali tra Roma, Barcellona e Bruxelles non sono bastati a salvare. Ieri le due società hanno scritto insieme la parola fine, con un comunicato congiunto diffuso al termine del consiglio d’amministrazione che ha preceduto l’assemblea straordinaria, dove si legge che gli organi amministrativi sono «pervenuti alla comune constatazione dell’impossibilità di procedere all’esecuzione della fusione approvata dalle rispettive assemblee il 30 giugno 2006». E di conseguenza, propongono ai soci «di non deliberare sulla distribuzione del dividendo straordinario», proposta poi confermata a larga maggioranza (92,6% dei presenti) dagli azionisti. La distribuzione della maxicedola da oltre 2 miliardi, necessaria a riallineare il rapporto di concambio con Abertis, era infatti condizionata all’efficacia della fusione.
E proprio l’impossibilità di attribuire l’esatto valore ad Autostrade, dopo la riforma che introduce la concessione unica, è il motivo principale, secondo le due società, della rinuncia all’operazione: è cambiato in corsa, infatti, l’assetto normativo esistente alla data nella quale il progetto di fusione, concambio compreso, è stato approvato dalle rispettive assemblee, tanto più che manca ancora un’autorizzazione da parte dell’Anas che però non era inizialmente prevista. Ma soprattutto, è stato decisivo il contesto istituzionale «caratterizzato - scrivono le due società - da un atteggiamento delle autorità e degli enti competenti ostile o quantomeno diffidente».
Nonostante tutto, Autostrade e Abertis - che mantiene la sua quota in Schema28 - provano a trasformare l’addio in un arrivederci, auspicando «che in futuro si possano ricreare le condizioni per riconsiderare il progetto e a tal fine intendono proseguire congiuntamente nell’azione e nel dialogo a livello istituzionale». Ma se ci sarà una nuova ipotesi di matrimonio - magari fra qualche mese, con regole sulle concessioni modificate - è chiaro che si ripartirà da zero: le due società dovranno ricontrattare tutti i dettagli del nuovo progetto, a cominciare dal valore di concambio. In ogni caso «non abbiamo intenzione di avviare un’azione risarcitoria nei confronti dell’Anas, allo stato attuale - ha detto il presidente Gros-Pietro -. È l’Anas che ci ha fatto una richiesta che ci consentirà di chiarire la situazione» sul fronte degli investimenti. Tanto più che la Ue potrebbe ancora intervenire: lo stop alla fusione non implica la chiusura del dossier, ha detto il portavoce dell’Antitrust. Scontata, infine, la reazione del mercato: il titolo Autostrade ha perso l1,54 per cento.