Autostrade, Di Pietro si ribella alla Ue

da Milano

Su Autostrade è ancora battaglia tra Bruxelles e Roma. Il commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes, bacchetta l’Italia per lo stop alla fusione con Abertis e Di Pietro si ribella, alzando i toni fino a sfiorare l’incidente diplomatico. «Un’azione da parte della Ue contro il governo italiano sarebbe una grave ritorsione, che non possiamo subire», protesta il ministro delle Infrastrutture, minacciando anche di ricorrere alla Corte di giustizia europea.
L’incontro con Neelie Kroes, in realtà, si è rivelato tutt’altro che la formalità immaginata da Di Pietro, convinto che sulla fusione fosse ormai caduto l’interesse: Bruxelles è di tutt’altro parere, e i mercati pure. A Piazza Affari ieri era giornata di ribassi, ma è bastata la notizia dell’incontro per far guadagnare al titolo Autostrade lo 0,32%, segno evidente che la speranza in un rilancio dell’operazione è ancora viva.
Anche perché, come ha ricordato ieri la Kroes, l’Antitrust Ue aveva già dato il via libera alla fusione che avrebbe creato il primo gruppo di infrastrutture autostradali al mondo. Ma solo ora, ha aggiunto «con rammarico», la Commissione può esaminare nei dettagli se la decisione del governo italiano di negare l’autorizzazione sia o no in regola con la legge comunitaria, benché la richiesta di chiarimenti sia stata fatta già lo scorso novembre.
E comunque l’Italia doveva limitarsi a decidere sull’operazione, e non modificare, in corso d’opera, le regole sulle concessioni autostradali: «Il processo di autorizzazione nazionale - scrive la Kroes - dovrebbe essere relativo ai cambiamenti portati dalla fusione stessa e non dovrebbe essere usato per ottenere cambiamenti rispetto a passati problemi di natura regolatoria o risolvere possibili problemi futuri scaturiti da una concessione esistente».
A questo punto, è più che probabile la conferma, nelle prossime settimane, di una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia da parte dell’Antitrust, oltre a quella già avviata dal commissario per il Mercato interno, Charlie McCreevy, a cui il governo deve rispondere entro il 14 gennaio. Ma Di Pietro non vuole sentirne parlare: «Sul piano tecnico la questione Autostrade-Abertis è archiviata - ha detto - sul piano politico l’Ue può divertirsi a fare qualcosa di più, anche se l’unica cosa che può fare è una nota di biasimo solo per rimarcare la propria posizione, ma sarebbe un atto gravissimo di scorrettezza politica per un Paese che meriterebbe rispetto. E spero che Bruxelles non faccia figli e figliastri».
Il riferimento è esplicito: la Francia per la vicenda GdF-Suez, dove la Commissione ha lasciato che il governo francese facesse sentire la sua voce, e il caso Eon-Endesa, in cui Bruxelles ha lasciato che Madrid fermasse l’operazione e ha lasciato tempo agli imprenditori spagnoli di organizzarsi. La conclusione è in crescendo: «L’Italia non va vista soltanto come una terra di conquista, ma come uno Stato di cui avere rispetto e quando si parla di interesse pubblico non si prenda in considerazione soltanto quello delle imprese ma anche quello dei cittadini». Per il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini «sono espressioni inaccettabili. Il rispetto dei Trattati non è mai definibile come una ritorsione, quindi spero che il governo italiano non segua quest’impostazione preoccupante del ministro Di Pietro»». Il quale, più muscolare che mai, ribatte: «Abbiamo un commissario che si preoccupa più dell’Europa che del suo Paese».