Autostrade, il Prof si fa sorpassare da Zapatero

L’impresa iberica conferma: «Il governo di Roma non crea difficoltà, ma restano da discutere le tariffe»

Laura Cesaretti

nostro inviato a Madrid

«Riguardo ad Abertis c’è semaforo verde». L’apertura di Romano Prodi alla fusione tra la società Autostrade e quella iberica, finora osteggiata dal governo, arriva al termine del pranzo alla Moncloa con il premier spagnolo José Luis Zapatero. Un’apertura preannunciata nell’intervista concessa al quotidiano El Paìs («per quanto riguarda le autostrade non abbiamo niente contro gli spagnoli») e rilanciata dal ministro del commercio estero Emma Bonino, che da Lussemburgo ha fatto sapere che per il governo italiano «non ci sono più ostacoli alla fusione». Sospendendo per il momento il rischio che la Commissione Ue aprisse un’immediata procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per lo stop alla fusione.
Che il dossier autostradale sarebbe stato in testa all’agenda dell’incontro di ieri a Madrid tra Prodi e Zapatero era stato ufficialmente smentito fino all’ultimo dall’entourage di Palazzo Chigi, ma veniva ufficiosamente confermato da quello del premier spagnolo. E nella conferenza stampa congiunta alla Moncloa, Prodi è stato bersagliato dai giornalisti spagnoli: perché Abertis non riesce a entrare nel mercato italiano? E l’annuncio del governo Prodi di una revisione delle norme sulle concessioni non crea incertezza giuridica per gli investitori stranieri?
Prodi ha cercato di rassicurare gli ospiti, giurando che «non c'è assolutamente nessuna chiusura rispetto alla Spagna», che da parte italiana c’è la massima «apertura e cooperazione» (anzi, ha aggiunto con una punta polemica, «mi piacerebbe che negli altri paesi Ue ci fosse la stessa nostra apertura in tutti i settori»), e che «nessuno vuole cambiare le regole del gioco» rivedendo il sistema delle concessioni: il disegno di legge del governo in materia «non penalizzerà le imprese italiane o straniere e non sarà discriminatorio verso nessuno». Il problema, ha spiegato, non riguarda gli investitori stranieri: è tutto in casa nostra, «un problema italo-italiano, di rapporto tra lo Stato concedente e il concessionario, sul rispetto degli obblighi di concessione». Zapatero si è ben guardato dall’entrare nel merito (anche se si suppone lo abbia fatto nei colloqui privati) e si è limitato a dire: «Spero che finisca bene, tutto quello che fa progredire gli investimenti spagnoli in Italia e italiani in Spagna mi pare positivo».
Prodi ha smentito di avere in programma un incontro con i vertici di Abertis: «Nessun problema ad avere rapporti anche diretti, anche se preferisco che i rapporti siano tra le aziende, ma non è previsto». Ma nel pomeriggio, al Forum sulla Nuova economia al quale il premier italiano era relatore davanti ad un nutrito parterre di imprenditori spagnoli, era presente in prima fila anche il numero uno di Abertis, Salvator Alemany. «Ma non abbiamo assolutamente parlato», ha giurato Prodi. «Ci siamo incontrati un attimo», ha dal canto suo fatto sapere Alemany. Che ha aggiunto: «Ho la sensazione che il governo italiano non intenda creare problemi, anche se rimane da discutere il nodo del sistema tariffario».
Dall’entourage del manager spagnolo trapela però una certa «preoccupazione» per un «possibile cambio delle condizioni di concessione, e per una revisione delle tariffe», ma anche una «disponibilità» a promuovere investimenti sulla rete autostradale italiana. Si prende atto dell’apertura politica, ma si attende di vedere come si sostanzierà nei prossimi mesi attraverso il ddl sulle concessioni. Davanti agli spagnoli Prodi ha difeso la sua Finanziaria: certo le «piazze sono piene» di gente che protesta, «ma questo è il destino dei governi che vogliono cambiare le cose». Ma è vero che voleva rinazionalizzare Telecom?, gli chiedono a bruciapelo. «Mi sono stati fatti troppi processi alle intenzioni, la risposta è una sola: no, no, no». E lo Stato darà nuovi sussidi ad Alitalia? Prodi corregge il tiro: «In questi anni si è perso moltissimo», ma «siamo ancora un grande mercato e le possibilità di ripresa in un regime di concorrenza sono ancora molto forti: penso che Alitalia abbia ancora un futuro».