Autostrade, seconda bocciatura Ue

Dall’italia «ostacoli ingiustificati» alle nozze spagnole Di Pietro: accanimento inutile

da Milano

L’Antitrust europeo si prepara a bocciare l’Italia sul caso Autostrade-Abertis. I capi di gabinetto della Commissione hanno approvato la proposta del commissario Neelie Kroes, secondo cui «nonostante la fusione sia stata autorizzata dalla Commissione il 22 settembre 2006, in Italia l’operazione ha incontrato ostacoli considerevoli», che Roma «non è riuscita a giustificare in modo chiaro». Domani, quindi, la Commissione giudicherà formalmente «non compatibile» con le norme europee il comportamento del governo italiano, che avrà 15 giorni per rispondere. Se le risposte non saranno soddisfacenti, Bruxelles potrebbe annullare tutte le decisioni del governo considerate un ostacolo ingiustificato. Una condanna annunciata, addirittura dal ministro per le Politiche europee, Emma Bonino: «So che è in preparazione una lettera non particolarmente benevolente nei confronti del comportamento del governo italiano - aveva detto a Radio Radicale - e anche un altro documento, da parte del commissario McCreevy del mercato interno».
Il ministro ha colto l’occasione per ribadire la sua critica alla gestione della vicenda da parte del governo: «Ho potuto partecipare poco, se ne è assunta la responsabilità più direttamente il collega Di Pietro. Pur essendo ministro degli Affari europei, la mia compartecipazione in questa vicenda è stata possibile solo in alcune occasioni. Ad esempio non sapevo nulla della lettera dei ministri Di Pietro e Padoa-Schioppa del 4 agosto scorso che sostanzialmente bloccava la fusione. Da quanto riuscivo a capire mi pareva che il comportamento e l’azione legislativa del governo non fossero in linea con le norme comunitarie e ho cercato di dirlo a più non posso».
Di Pietro, dal canto suo, se la prende con la Commissione europea: «Questa insistenza sulla questione Autostrade-Abertis ci pare un inutile accanimento contro il nostro Paese, un'azione fuori tempo e fuori luogo, visto che la fusione non è stata perfezionata». E se arriverà una condanna è pronto, dice, a rivolgersi alla Corte di giustizia europea per dimostrare «che la fusione di un asset strutturale fondamentale per l’economia del Paese, come una concessione per 3.500 chilometri di autostrade, non può essere trattata alla stregua della fusione di una società di noccioline e che è dovere del governo salvaguardare gli interessi nazionali».
Il ministro delle Infrastrutture annuncia anche l’invio a Bruxelles di una lettera sulla vicenda accompagnata dalla recente sentenza del Tar, contro il ricorso di Autostrade per l’annullamento del no alla fusione, e la direttive del Cipe sulle nuove disposizioni in materia di concessioni approvata venerdì scorso. Comunque, «la vicenda non si riapre in alcun modo perché è chiusa e sepolta con la rinuncia alla fusione verso la quale abbiamo sempre detto che non abbiamo nulla da dire». In realtà, Autostrade e Abertis hanno sempre sostenuto di avere soltanto congelato il progetto di integrazione, a causa di «sopravvenute insuperabili circostanze ostative», e non già di avervi rinunciato per sempre. D’altra parte, se davvero Bruxelles dovesse imporre al governo l’annullamento delle decisioni che hanno impedito le nozze, la partita non potrebbe certamente riprendere tout court dal punto in cui è stata interrotta: sarebbe necessario aprire un nuovo dossier e i tempi non sarebbero certamente brevi. Ieri, in Borsa, il titolo Autostrade ha chiuso in calo dell’1,4 per cento.