«Autostrade, sulla fusione la parola ai soci»

Il Tar respinge il ricorso delle concessionarie contro l’Anas

Laura Verlicchi

da Milano

Il Senato dice sì al decreto fiscale e la fusione Autostrade-Abertis è appesa a un filo. Solo una possibile modifica in Parlamento, che «ammorbidisca» le nuove regole per le concessionarie, potrebbe rendere nuovamente appetibile l’operazione, soprattutto per gli spagnoli. I segnali positivi ci sono, come ha ricordato il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro, nonostante la contrarietà per l’ennesimo ostacolo sulla strada della fusione, rappresentato dall’ormai famoso articolo 12: «Non sono contento perché non ritengo che sia una norma appropriata. D’altra parte neppure il Parlamento lo ritiene, pur avendola approvata, perché c’è un ordine del giorno, accettato anche dal governo, che chiede di modificarla in seguito». E aggiunge: «Comprendo le esigenze politiche per le quali non è stato modificato adesso. Spero che sia variato in seguito per renderlo adeguato alle esigenze di sviluppo del Paese».
E che l’esecutivo sia disponibile a intervenire sull’articolo 12, sia pure a Finanziaria varata, l’hanno detto apertamente i relatori al Senato Giorgio Benvenuto e Paolo Brutti. Tanto più se dovesse esigerlo Bruxelles, che già ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, secondo cui le nuove norme sulla convenzione unica limitano la libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione europea (anche se il ministro Di Pietro non vuol sentir parlare di modifiche che non siano «drafting», trascrizione). Il 6 dicembre, poi, il Tar deciderà sul ricorso presentato da Autostrade e da Schema 28 contro lo stop imposto dal governo e dall’Anas alla fusione: un’eventuale sentenza favorevole sposterebbe l’ago della bilancia a favore della società.
A quel punto sarebbe solo questione di tempi: certamente sarebbe impossibile rispettare la scadenza originaria del 31 dicembre. Ma il rinvio potrebbe ridursi a qualche mese, dal momento che sarebbe sufficiente basarsi sui conti delle due società approvati a settembre per rispettare i parametri fissati dalla legge spagnola, che esige una situazione patrimoniale certificata. Il D-day sarà il 13 dicembre, giorno dell’assemblea di Autostrade: «La parola ai soci», ha detto Gros-Pietro. Saranno loro a decidere se esistono le condizioni per proseguire o no sulla strada della fusione.
Intanto, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva, presentata da 14 concessionarie, della delibera con cui l’Anas ha imposto alle società di accantonare nel bilancio 2005 i fondi necessari a fare fronte a investimenti previsti nei piani finanziari e non ancora effettuati. «Ma non ha vinto nessuno - dichiara il segretario generale dell’Aiscat, Massimo Schintu -. Il Tribunale amministrativo non si è pronunciato sulla fondatezza del ricorso, ma si è limitato a escludere la competenza del giudice amministrativo a decidere, aprendo anche la possibilità di rimettere la controversia nelle mani dei tribunali ordinari».
A Piazza Affari il titolo Autostrade ha chiuso in calo dello 0,79% a 23,81 euro.