AUTUNNO, CADONO LE GIUNTE

Si sta come d’autunno, in Liguria le giunte. Ce ne sarebbe a sufficienza per riscrivere i capolavori della poesia ermetica: la mattina delle elezioni che non si illumina più d’immenso e i cocci aguzzi di bottiglia che si conficcano nel ventre molle dell’Unione sempre più disunita.
È come se fosse un effetto domino, partito con le liti sulle candidature del centro-sinistra per il Sindaco e il Presidente della Provincia, con la surreale discussione tra «primarie interne» e «primarie esterne» che ha riempito le pagine dei giornali, fortunatamente con l’eccezione del nostro. Abbiamo fatto una scelta di igiene mentale e ne siamo orgogliosi.
Effetto domino, si diceva, partito da Rapallo, dove la giunta Capurro - nata come indipendente - si è sempre più colorata di simpatie a sinistra al momento delle regionali, salvo poi crollare sotto il tiro incrociato della Casa delle libertà (Udc esclusa, va precisato?) e del consigliere comunale di Rifondazione comunista Riccardo Cecconi, che poi si è tirato dietro anche il resto della sinistra. A pochi passi, la maggioranza ulivista di Chiavari perde in continuazione consiglieri, sembra il romanzo di Dieci piccoli indiani. E confrontare il lavoro dell’attuale amministrazione con quello dell’ex sindaco Agostino è quasi offensivo per Agostino: stravince lui, a mani basse e praticamente per manifesta inferiorità degli amministratori odierni.
Poi sempre per restare nell’ambito dei grossi Comuni della regione che hanno svoltato a sinistra a causa degli errori del centro-destra, dovrebbe essere vicina la caduta di Borea a Sanremo. Ogni volta che il momento pare prossimo, il primo cittadino della Città dei fiori piange. Ogni volta che i sanremesi pensano come è amministrata la loro città piangono loro.
Quindi c’è Savona, dove la giunta provinciale di Bertololotto è a rischio per l’uscita dei socialisti dalla maggioranza, che rischia di travolgere anche il sindaco Berruti in Comune. Poi c’è Arenzano, fresca fresca di sfiducia. Poi c’è Ceranesi che sta in piedi solo perché il centro-destra non vuole favorire una giunta ancora più a sinistra dell’attuale, e poi ci sono mille situazioni di disagio e microconflittualità più o meno latenti.
Questa condizione, tra l’altro, rischia di minare dalle fondamenta la già debole giunta regionale di Claudio Burlando, che proprio delle ramificazioni sul territorio ligure ha fatto il suo punto di forza, anche in campagna elettorale.
Insomma, loro litigano. Le condizioni perché il centro-destra torni a vincere, persino in Liguria, ci sono tutte. Ora sta alla Casa delle libertà provarci sul serio. Bastano due cosucce: non litigare e scegliere candidati presentabili. Sembra poco, è tutto.