Avanti col ticket, ma spunta la formula «soft»

(...) Un concetto non nuovo, ripetuto identico fin da quando Berlusconi ha cominciato a occuparsi della faccenda. Ma che, proprio per questo, non sembra suscettibile di modifica. Mediazione che sembra difficile, dunque, ma «non voglio litigare con Letizia» ha assicurato il padrone di casa che l’altra sera ha ricevuto anche i vertici locali di Fi. La soluzione? Magari, la nuova ipotesi del Cavaliere, «la chiusura del centro». Progetto antico, anche oggetto di referendum tra i milanesi, ma che sembrava ormai archiviato dopo l’innamoramento della Moratti per la pollution charge. Ma così, avrebbe di nuovo obiettato Berlusconi, «passa l’idea che chi può pagare, può anche inquinare». D’accordo, in nome dei polmoni puliti, anche i Verdi. «Ben venga l’ipotesi di Berlusconi di chiudere il centro alle auto come alternativa al ticket - assicura Carlo Monguzzi -. Fosse per noi l’attueremmo immediatamente». Posizione che, però, non boccia il ticket («una strada obbligata per tutte le metropoli, come chiede l’Europa che da anni promuove simili forme di fiscalità ambientale»).
Ieri, quindi, la nuova puntata con La Russa e il vicesindaco Riccardo De Corato convocati di buon mattino nell’ufficio del sindaco. «Il ticket antismog non è una tassa - ha ripetuto La Russa all’uscita -, ma è semplicemente un modo per far rispettare la circolazione e il carico-scarico merci. Ma soprattutto per limitare lo smog». E quindi? «Chi ha una macchina terribilmente inquinante non venga in centro, usi i mezzi pubblici e non pagherà nemmeno una lira. Siamo partiti con il test, con un collaudo senza nessuna spesa per i cittadini. Quello che nessuno ha capito è che quando e se partirà, il provvedimento riguarderà solo 20mila auto al giorno su un milione». Dunque, tra le righe, si leggono un «quando» e «se» partirà. Come a dire che An è sempre meno convinta. E quindi La Russa che non vuole (almeno per il momento) ancora prendere di petto la questione, insiste sull’aspetto «culturale» del provvedimento che dovrebbe essere in grado di cambiare la mentalità della gente. «L’obiettivo non è fare soldi - spiega - e quei pochi che saranno incassati, dovranno essere investiti per migliorare i trasporti». I tempi? «Vedremo a fine test di discutere sulle tariffe. Dovranno essere le più basse possibili e con un numero più basso possibile di auto interessate». Nessun commento, come ormai da qualche tempo, da piazza Beccaria, la sede dell’assessorato a Mobilità e Ambiente da dove Edoardo Croci non replica, ma sembra essere poco convinto di ridurre ad appena 20mila i veicoli «tassati». Con il rischio di rimanere uno degli ultimi a difendere il forino assediato dai «nemici», ma soprattutto dagli alleati. Anche i consiglieri di Fi, infatti, hanno da tempo abbandonato l’ortodossia morattiana. «Berlusconi - sottolinea il capogruppo azzurro Giulio Gallera - coglie quella che è una sensazione in città: i milanesi vedono il ticket come una tassa. Devo dire che sono un po’ scettico sulla sua efficacia. In ogni caso facciamo un esperimento, poi decideremo».