«Avanti così rischiamo di uscire dal G8»

«Il Settentrione chieda un tavolo per riscrivere le regole»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, è uno degli imprenditori che hanno maggiormente messo in rilievo le difficoltà degli industriali settentrionali nel riconoscersi in una Confindustria romanocentrica e troppo attenta alle esigenze delle grandi imprese. La folla che acclamava Silvio Berlusconi a Vicenza al convegno confindustriale di marzo era in larga parte la stessa che domenica e ieri nel Lombardo-Veneto ha confermato il proprio sostegno alla riforma costituzionale del centrodestra.
Ma queste istanze di cambiamento rischiano di essere frustrate dal risultato negativo del referendum. E proprio per questo motivo ieri all’assemblea di Federchimica a Milano Squinzi ha invitato l’esecutivo Prodi a porre fine al «tempo delle chiacchiere» e a dire chiaramente quali riforme si possono attuare e quali non possono tradursi in realtà «perché costano troppo». Un invito alla collaborazione, a sedersi attorno a un tavolo per definire riforme concordate, ma anche un severo monito a non continuare ad assistere quelle imprese e quella parte dell’economia nazionale «che distrugge risorse». L’esito referendario ha un po’ sorpreso Squinzi, impegnato a seguire i successi della Nazionale della quale è sponsor con la sua azienda. Ma, metabolizzato il risultato, ha subito fissato un obiettivo prioritario: «difendere la competitività del sistema Italia». E in questa situazione di necessità, è pronto a sostenere anche le battaglie di Luca Cordero di Montezemolo.
Presidente Squinzi, adesso cosa dovrà fare il Nord dopo l’affermazione del sì in Lombardia e in Veneto?
«Bisognerà comunque sedersi attorno a un tavolo e cercare un modo per riscrivere le regole. Questo è il dato principale della consultazione referendaria».
La situazione è analoga a quella che si è creata in Confindustria con la base del Lombardo-Veneto che non parla la stessa lingua dei vertici a Roma.
«Il presidente Montezemolo ieri è intervenuto all’assemblea di Federchimica e ha convenuto sulla necessità di trovare nuove modalità per cambiare il Paese, a partire dalla pubblica amministrazione. Questa è una valutazione che condividiamo e nella quale crediamo tutti».
Piemonte e Liguria, ugualmente importanti per la storia civile e imprenditoriale dell’Italia, hanno detto no al cambiamento della Costituzione. Anche questo significa qualcosa.
«L’unica cosa che si può fare per il Paese è ritrovare la concordia che ha reso possibile lo sforzo costituente del 1946. Bisogna che ci impegniamo tutti. Perché è chiaro che in questo modo non si riesce a governare l’Italia e il rischio principale è retrocedere ulteriormente nelle classifiche di competitività o addirittura l’uscita dal gruppo delle nazioni del G8».
E adesso quali sono le priorità per la classe imprenditoriale settentrionale?
«Abbiamo cercato di spiegarlo anche ieri all’assemblea di Federchimica. Gli imprenditori devono comprendere che bisogna difendere in qualsiasi modo la competitività del Paese. E questo si può fare solo attraverso soluzioni che lo rendano gestibile e governabile»
Non sarebbe meglio far rotta verso la Svizzera?
«Al di là della facile ironia, bisogna comprendere che un conto è una soluzione federale in un Paese con 8 milioni di abitanti. Non possiamo prenderlo come modello. Se vogliamo attuare il federalismo, dobbiamo seguire altre strade».