«Avanti con i ricorsi, daremo battaglia»

Prodi: «Finiti i dubbi sul nostro successo. Anche Confalonieri mi ha fatto gli auguri»

Fabrizio de Feo

da Roma

La Corte di Cassazione detta il suo verdetto e conferma la vittoria dell’Unione alla Camera. Una decisione che accende una inevitabile esultanza dalle parti del centrosinistra. «Ora noi governiamo» è il primo commento di Romano Prodi mentre l’Ulivo parla di fine del «teorema fasullo» di Silvio Berlusconi. Forza Italia, però, non si arrende. Il premier, secondo quanto riferito da coloro che lo incontrano in giornata si dice «pronto a dare battaglia» e ribadisce la «linea convinta e decisa della «verifica del voto. Volenti o nolenti i conti li devono fare con noi». Giulio Tremonti, invece, fa sapere di «non riconoscere ancora la vittoria dell’Unione» perché la proclamazione dei risultati «non esaurisce tutti i controlli sul risultato elettorale».
Il numero due di Forza Italia cita in particolare alcune «anomalie sostanziali» come il numero dei votanti superiore a quello delle schede e il numero delle schede bianche alla Camera «enormemente inferiore rispetto al Senato». Senza dimenticare che lo scarto «esiguo» merita «un supplemento di controllo presso le Corti d’appello e la Giunta per le elezioni di Camera e Senato». In ogni caso il centrodestra è pronto a «fare una buona opposizione, unita e coesa» anche perché «la durata del governo Prodi, con questa vittoria millimetrica, sarà limitata». Dentro Forza Italia la «linea-Tremonti» viene condivisa e rilanciata da tutti gli esponenti di punta. Sandro Bondi, ad esempio, fa notare che il giudizio della Cassazione «prescinde dalle schede annullate che sono più di un milione. Restano perciò impregiudicate le nostre riserve». Entra più nel merito tecnico Peppino Calderisi. «Respingendo formalmente il raffronto tra tabelle di scrutinio e verbali di sezione gli Uffici circoscrizionali presso le Corti d’Appello hanno compiuto una mera ratifica dei dati trascritti sui verbali anziché un esatto conteggio dei voti ottenuti da ciascuna lista e coalizione. Di fronte a una differenza dello 0,6 per mille era necessario che la verifica avvenisse con il più scrupoloso rispetto della legge». Una «mancanza» che sembra aver convinto Forza Italia - dopo una riunione degli esperti del partito con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli - a percorrere la via del ricorso al Tar contro la decisione della Cassazione.
Se Forza Italia tiene alta la guardia, l’Udc guarda già oltre il verdetto. «Nel momento in cui la Cassazione sancisce la vittoria dell’Unione, rivolgo a Romano Prodi il nostro augurio di buon lavoro. L’Udc svolgerà con serietà la sua battaglia in Parlamento per assicurare un’alternativa di governo ai tanti moderati che ci hanno dato la loro fiducia» dichiara il segretario Lorenzo Cesa. Chi, invece, promette battaglia è la Lega. «Ho letto le motivazioni della Cassazione alla mia istanza e io su questa base la vittoria alla sinistra e a Prodi non la riconosco» commenta Roberto Calderoli. «Aggiungo che si utilizzeranno tutti gli strumenti per dimostrare la realtà, cioè che la Cdl ha preso più voti». Lapidario il commento di Alleanza Nazionale. «Prendiamo atto delle decisioni della Cassazione. Rimane il problema posto dal ministro Calderoli» commenta Andrea Ronchi, portavoce del partito. Da Via della Scrofa, però, sta per partire una nuova offensiva, grazie alla scoperta di Amedeo Laboccetta di un precedente giuridico che sembra inficiare la competenza della Corte di Cassazione sulla questione della presentazione delle liste. L’esponente napoletano di An ha dato mandato al proprio legale di presentare ricorso al Tar per chiedere l’esclusione della lista «Lega Alleanza Lombarda» dalle elezioni politiche. «La decisione di ricorrere al Tar - afferma Laboccetta - scaturisce dalla recente affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo anche in tali controversie. Tale affermazione - sostiene l’esponente di An - è chiaramente espressa nell’ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana n. 218 dello scorso 6 aprile 2006».
Se la Cdl continua a lottare e a invocare il massimo rigore sui controlli, l’Unione festeggia il verdetto. E con Romano Prodi fa sapere che ora «continuerà a lavorare per dar vita ad un governo forte». «Gli italiani non hanno più dubbi sulla nostra vittoria» dichiara il Professore. «Siamo consapevoli delle lacerazioni che dovremo sanare. Chi vince ha il diritto e il dovere di governare. Non ci sottrarremo a questo dovere». Prodi fa sapere che la famosa telefonata con Silvio Berlusconi ancora non c’è stata. «Ho ricevuto tante chiamate, anche il telegramma di Confalonieri. Si vede che i tempi degli affari sono più veloci di quelli della politica».