«Avanti a sinistra: Italia governata dai gerontocrati»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Europa ha scoperto le carte giocate dalla Margherita nella partita che ha determinato l’ascesa al Quirinale di Giorgio Napolitano. Il quotidiano dei Dl ieri ha adottato una scelta editoriale che dissipa i residui dubbi sulla netta opposizione del partito guidato da Francesco Rutelli alla candidatura di Massimo D’Alema alla carica più alta dello Stato.
Nella prima pagina del giornale diretto da Stefano Menichini, infatti, era riportato l’intervento del neopresidente della Repubblica nella discussione al Senato sulla riforma costituzionale dello scorso 15 novembre. La riproposizione potrebbe apparire scontata visto che molte testate hanno rispolverato la vasta pubblicistica di Napolitano. Ma quel discorso è significativo.
Il leader migliorista ripercorre con lucidità tutti i tentativi del Parlamento di porre mano a una riforma condivisa della Legge fondamentale. A partire dalla Bicamerale di studio del 1983 presieduta dal liberale Aldo Bozzi («presentò un quadro assai ricco di considerazioni rimaste purtroppo senza seguito») passando per quella con poteri di iniziativa legislativa, sollecitata nel 1992 dall’ex presidente Scalfaro e presieduta prima da Ciriaco De Mita e poi da Nilde Iotti («riuscì a presentare un organico, non esaustivo ma condiviso progetto»). Per concludere con una sostanziale approvazione del ddl di riforma costituzionale presentato dalla minoranza nella scorsa legislatura per mano dei senatori Villone e Bassanini. Sulla Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, invece, Napolitano sorvola e sottolinea che la riforma del centrodestra, che dovrà essere sottoposta a referendum, dilata «in modo abnorme i poteri del primo ministro» ed è «dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e del potere». Bisogna tuttavia ricordare che la revisione costituzionale della Cdl accoglie in larga parte proposte di modifica che animarono il dibattito guidato dall’attuale presidente dei Ds e che si concluse nel 1998. In primis il premierato forte, la necessità di evitare ribaltoni e la trasformazione del Senato in una Camera delle Regioni. Quindi più che lodare Napolitano Europa ha sconfessato il pensiero politico di D’Alema riaffermando, insieme al nuovo capo dello Stato, il primato del Parlamento.
A rincarare la dose, sempre in prima pagina, un editoriale non firmato dal titolo Ora però basta con la storia degli ex. Il caravanserraglio scatenato dal centrosinistra per l’elezione del presidente della Repubblica viene interpretato come l’ennesimo tentativo di emancipazione degli ex comunisti che sclerotizza la riorganizzazione di nuove forme politiche. Di qui una lode al passo indietro di D’Alema che ha contribuito a superare l’impasse del cosiddetto «fattore k» (la conventio ad excludendum che emarginava il Pci nella Prima Repubblica, ndr). Due lodi se le sono meritate pure Prodi e Rutelli per aver individuato il busillis e aver risolto il problema. «L’unica vera emancipazione - conclude Europa - è la nascita di questo benedetto Partito democratico». In buona sostanza, la ricetta della Margherita è semplice: liquidare i Ds e qualsiasi forma di vita pensante al suo interno come D’Alema per facilitare l’egemonia prodiana al governo e rutelliana nel nuovo partito. Quando il líder Massimo si è proposto per il Quirinale, il fuoco amico lo ha impallinato e questa ne è la prova.