«Avanti su Pomigliano Ma se l’Italia non segue faremo le nostre scelte»

Fiat-Chrysler, una giornata a due facce: il gruppo festeggia risultati superiori alle attese nella prima trimestrale «italo-americana», ma il rialzo della stima dell’indebitamento a fine anno provoca uno scivolone in Borsa (-4,46%). «Siamo stati conservativi», replica l’ad Sergio Marchionne agli analisti che gli chiedono se a fine anno il debito netto industriale potrà essere intorno a 5 miliardi di euro, ossia il minimo all’interno della «forchetta» fissata tra i 5 e i 5,5 miliardi. In ogni caso, la sinergia funziona, tanto che la nuova squadra di manager in comune sarà annunciata «nei prossimi giorni»: Chrysler è in linea per raggiungere i target del 2011, e rappresenta un asset cruciale per la Fiat perché, in prospettiva, contribuirà in misura preponderante agli utili del gruppo. Non c’è alcun motivo, quindi, per non salire al 58,5% della casa di Detroit entro il 2011. «Senza il vostro contributo non sarebbe stato possibile» scrive l’ad Marchionne ai dipendenti della casa americana. Il secondo trimestre «è stato storico per Chrysler» ma, ammonisce, «non possiamo fermarci».
Poi, il manager passa all’Italia, e qui i toni cambiano: «Non abbiamo alcuna intenzione di riaprire i negoziati su Pomigliano - avverte - Quell’investimento continuerà in ogni caso, a prescindere da come procederà la vertenza e quali saranno le motivazioni del tribunale. Il sistema Italia però deve fare una scelta, se seguirci sulla strada che abbiamo intrapreso con la fusione con la Chrysler oppure mettersi di traverso. Se non ci aiuterà ne trarremo le dovute conseguenze ed eserciteremo altrove le nostre opzioni». E il numero uno del Lingotto aggiunge: «Sarebbe un peccato se il sistema ci portasse ad abbandonare. Queste opportunità non si verificano tutti i giorni. La Fiat - ha concluso - non si farà minacciare o mettere in una condizione di soggezione».
Tornando ai numeri, il nuovo consolidato Fiat-Chrysler (che include l’azienda di Detroit solo dal primo giugno) ha chiuso il periodo aprile-giugno con un utile netto a 1,23 miliardi, con una plusvalenza derivante dall’acquisizione del controllo di Chrysler per 1,058 miliardi, e ha portato a circa 1,7 miliardi la stima dei profitti di fine anno. Chrysler «ha contribuito in modo rilevante ai risultati- scrive il gruppo in una nota -con i ricavi del mese pari a 3,3 miliardi di euro e un utile della gestione ordinaria di 150 milioni». La sola Fiat, esclusa Chrysler, ha registrato ricavi di 10 miliardi di euro (+6,5%) con il risultato della gestione ordinaria a 375 milioni in crescita del 22,1% «nonostante le difficili condizioni di mercato in Europa».
A seguito del consolidamento di Chrysler e del miglioramento dei risultati delle altre attività di Fiat, il gruppo rivede al rialzo i target per l’anno in corso, con ricavi attesi di oltre 58 miliardi di euro e un utile della gestione ordinaria di circa 2,1 miliardi.