Avanti tutta con lo scudo fiscale ma il governo sia più coraggioso

Sulla legge finanziaria, come appare nella discussione in Commissione bilancio alla Camera si può dire che il bicchiere è mezzo pieno oppure che è mezzo vuoto. A me pare corretto il secondo giudizio, perché si poteva fare di più e meglio. In sostanza non ci saranno né riduzioni di imposta per le famiglie, né modifiche dell’Irap o altro che diano alle piccole imprese un segnale che ci si occupa di loro. Né ci sarà la cedolare secca sugli affitti che, oltre a essere una operazione che potrebbe essere a costo zero o con incremento di gettito, se accompagnata da più severi controlli, tipo quelli in collegamento con lo scudo fiscale, potrebbe portare a un sostanziale miglioramento dell’ordine pubblico, dato che pullulano gli alloggi clandestini, in cui si annida gente in parte sfruttata e in parte dedita allo sfruttamento, come si è visto con il caso Marrazzo e il successivo caso Brenda, per un immobile in via Gradoli a Roma.
Il maxi emendamento che dovrebbe essere confezionato alla Camera sulla base di quello del governo, consiste nell’utilizzo, ai fini di spesa pubblica una tantum, delle entrate che potranno derivare dallo scudo fiscale, quantificate in 4 miliardi di euro. Per le regole sul bilancio è corretto utilizzare una entrata straordinaria, come quella dello scudo fiscale, per spese non continuative. C’è un miliardo in più per l’occupazione, con l’obiettivo di potenziare ulteriormente gli ammortizzatori sociali per i Cococo e per gli ultracinquantenni. Ci sono i finanziamenti per i libri di testo gratuiti nelle scuole dell’obbligo per i redditi bassi, maggiori interventi anche per le scuole paritarie e per il fondo ordinario dell’Università. Ci sono nuovi fondi per l’Ambiente, chiesti dal ministro Prestigiacomo, vengono assicurate le risorse per il Ponte sullo Stretto e sarà ancora rinviato il recupero di tributi e contributi per le popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Sarà assicurato il turnover per i vigili del fuoco (per ogni uscita ci sarà un’assunzione) e sono finanziati con 500 milioni progetti di edilizia penitenziaria. C’è qualche aggiunta al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e il contributo pubblico alla nuova Banca Mezzogiorno.
Nel complesso anche questo secondo tempo di manovra di finanza pubblica, tramite limitate eccezioni, riguarda spese sociali, in sé giuste, anzi giustissime, come gli ammortizzatori sociali, che servono a dare stabilità e coesione al Paese, ma non servono né per lo sviluppo economico né per il messaggio che il governo si occupa dei piccoli operatori economici, tre milioni di persone, che gestiscono piccole imprese e dei medio-piccoli che sono un altro esercito di altre ottocentomila unità. La cifra per l’aumento del fondo di garanzia delle piccole e medie imprese e quella per il Ponte sullo Stretto, dovevano fare parte della manovra della finanziaria ordinaria, la loro copertura con il provento dello scudo fiscale è solo un espediente contabile. Tralascio il micro finanziamento pubblico alla Banca del Sud, augurando che ci si fermi qui. Quanto al finanziamento dei libri di testo per le famiglie di studenti a minor reddito rilevo che c’è un eccesso di libri, che cambiano di continuo, appesantiscono gli zainetti e, per una parte notevole, riguardano una cultura unilaterale per indottrinare i più giovani alle oramai stucchevoli deformazioni della verità dei nostri (presuntuosi) intellettuali di sinistra. E nessuno spiega alle famiglie che il sacrificio per un libro di testo ben scritto (forse ce ne è qualcuno) da conservare in biblioteca è un investimento prezioso. Queste le somme destinate alla politica di spese sociali ed umanitarie, giuste o meno, non servono a risolvere i problemi di struttura di medio e lungo termine. Ci sono due eccezioni: maggiori fondi per la sicurezza e l’ordine pubblico e per la tutela dell’ambiente. Queste sono destinazione di spesa quanto mai necessarie, non solo per la vita civile, ma anche per le attività produttive e per l’immagine dell’Italia a livello internazionale, per la quale il premier Berlusconi si sta così dando da fare, con i suoi viaggi nei vari Stati del mondo.
Concludendo, il bicchiere è mezzo vuoto. Dopo questa fase due, occorre una fase tre, per attuare il programma strutturale, in particolare quello tributario, riducendo la spesa pubblica. Fino ad ora le manovre integrative la hanno aumentata.