Avanti tutta sulla giustizia dopo l’ok della Lega

Un avvertimento a futura memoria, ma assai esplicito: il governo, dice Giorgio Napolitano, non conti più sullo strumento del decreto legge come grimaldello per aggirare Parlamento e presidente della Repubblica e far passare a scatola chiusa e con la fiducia le questioni più contrastate. D’ora in poi, avvisa il Colle, non «rinuncerò ad avvalermi della facoltà di rinvio», anche se questo comporterà la decadenza dei decreti e delle norme che contiene.
Il duro intervento del Quirinale, mentre la discussione alla Camera sul decreto Milleproroghe era ancora aperta, ha preso di sorpresa la maggioranza, che contava di chiudere rapidamente la partita col voto di fiducia, prima che domenica prossima il provvedimento scada. Ora il governo deve correre ai ripari, modificando in fretta il testo e rispedendolo alle Camere entro la settimana, e come nota spiccio Bossi «stavolta ci salviamo, ma Napolitano ha detto che è l’ultima». Nel frattempo, nel mondo berlusconiano, si cerca di interpretare che tipo di segnale politico abbia voluto dare il Quirinale, dove ieri Berlusconi è stato ricevuto a colloquio e naturalmente preavvertito dell’intervento del presidente.
«Quello in discussione è uno dei decreti Milleproroghe più istituzionalmente corretti degli ultimi anni. Non ci aspettavamo rilievi di metodo così duri in questa circostanza», ammette il vicecapogruppo Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, senatore del Pd, spiega che da parte di Napolitano non c’è e non ci sarà «alcuna forzatura, se mai come in questo caso interventi singoli su casi che per il Quirinale richiedono un richiamo ai principi costituzionali». Insomma, a suo parere, «Napolitano sa che la situazione rispetto a qualche mese fa è cambiata: Berlusconi ora i numeri per governare e proseguire la legislatura ce li ha», e dunque deve farlo, e non sarà certo il Colle a mettergli i bastoni tra le ruote. Ma di certo il governo non deve aspettarsi che il Quirinale rinunci d’ora in poi ad esercitare appieno i propri poteri di controllo sugli atti di governo, e al dovere di far rispettare gli equilibri costituzionali. Di qui, ad esempio, il duro rimprovero di ieri per la «compressione» del ruolo del Parlamento.
Un «tentativo di commissariamento», come dice qualche insofferente nel centrodestra? Bossi nega, e difende il presidente: «È un amico». I più maligni, anche nell’opposizione, danno un’interpretazione tutta politica: «La verità - osserva un alto esponente del Terzo Polo - è che ora Napolitano fa la faccia severa e bacchetta il governo, ma se Berlusconi è ancora in sella è solo grazie a lui. Quando gli ha concesso quei quaranta giorni, con la scusa della finanziaria, prima di arrivare al voto sulla mozione di sfiducia, il capo dello Stato lo ha salvato, dandogli il tempo per recuperare qualche parlamentare e sfangarla. Se si fosse votato subito, il governo sarebbe caduto, e tutti lo sanno. Anche lui».