Avanza super Rooney vero erede di Ronaldo con la dritta di Capello

Londra Ancora una volta Sir Alex Ferguson ha vinto la sua scommessa. Persuaso anche dai mostruosi debiti che gravano sul Manchester United, quest'estate il manager scozzese non si è opposto alla cessione di Cristiano Ronaldo. Ma più che l'offerta del Real Madrid a convincere Sir Alex è stata la certezza di avere già in rosa chi potesse assumere l'ingombrante eredità del portoghese (vedi una valanga di gol). Così, fatta cassa con gli 80 milioni di euro madridisti, ha ridisegnato il suo United ad uso e consumo di Wayne Rooney. Inizialmente mettendogli al fianco Dimitar Berbatov. In seguito, complice l'anemia sotto porta del bulgaro, ha promosso l'ex Everton, alla sesta stagione all'Old Trafford, terminale ultimo (e unico) dell'attacco. E il suo allievo prediletto non lo ha deluso, protagonista della migliore stagione in carriera. Superati i 100 gol in campionato la scorsa settimana, addirittura 21 in 25 partite di Premier League. Ma ancora a secco in Champions League. «Però finora ho disputato solo tre partite - le parole di Rooney -. Adoro giocare in campo internazionale, è la competizione più eccitante. E la Champions è una ferita ancora aperta». Da gregario di lusso di Ronaldo, quando era costretto a sfiancanti rientri in difesa per lucidare il talento del portoghese, a centravanti dedito in esclusiva al gol. Una mutazione genetica, molto simile ad una maturazione, per la quale Rooney sa chi ringraziare. «È stato (Fabio) Capello ad insegnarmi questo nuovo modo di stare in campo. Prima svariavo di più, ora gioco molto più vicino alla porta. In nazionale mi ha insegnato nuovi movimenti in area e faccio molti più gol sotto-porta. Anche Ferguson insiste perchè corra di meno e resti sempre dalle parti dell'area di rigore. Anche se la mia indole è quella di girare largo».
Trascinatore dell'Inghilterra versione mondiale, e sempre più leader dello United che insegue il Chelsea in Premier (staccato di una sola lunghezza) ma soprattutto il quarto trionfo in Europa dopo l'amarezza finale dello scorso anno. «È impossibile dimenticare la sconfitta contro il Barcellona. Avremmo potuto e dovuto giocare meglio, mi capita ancora di sognare quella partita. Purtroppo è andata così, una serata storta. Ma siamo convinti di poter avere un'altra possibilità». Per guadagnare il biglietto per la finale di Madrid prima c'è il Milan, la trasferta a San Siro. «È uno degli stadi più belli e storici del mondo. Giocare contro le squadre italiane è sempre difficile perchè sono molto preparate tatticamente. Dopo aver incontrato Capello apprezzo ancora di più il modo di giocare italiano. Il Milan? È una grande squadra, con un grande prestigio. Sono ammirato dal suo palmares internazionale. Anche senza Kakà resta una squadra di livello internazionale». Attenzione a Pato, Pirlo, anche se la differenza rossonera è nei piedi di Seedorf. «È uno dei giocatori che mi piace di più guardare, ha una classe strepitosa. L'ultima volta che abbiamo affrontato il Milan è stato lui a disintegrarci». All'epoca, dopo la semifinale 2007, il Milan finì per vincere la sua ultima Champions. Da allora lo United ha conquistato due finali, vincendone una. Oltre ai tre titoli di fila in campionato. Ma martedì sera sarà anche l'occasione per riabbracciare un vecchio amico. «Sarà fantastico giocare con Beckham. Lo United gli appartiene come lui appartiene alla storia di questo club. Immagino la sua emozione quando giocheremo all'Old Trafford. Mi aspetto un'accoglienza da campione. David è un amico, la merita». Neo-papà, con la passione per la boxe, a 24 anni Rooney ha impiegato pochi mesi per spazzare via anche il ricordo di Ronaldo.