Avati: "La Festa di Roma? Lontana dalla gente vera"

"Un certo cinema scambia trasgressione per originalità". "Sorrisi e canzoni" e "Famiglia cristiana" sponsor a Fiuggi

Roma - Pancia piena non pensa a pancia vuota. Sicché non stupisce che, arrotolato il red carpet della Festa di Roma; mandati a casa, con i piedi gonfi, i giovani stagisti che, per niente (risultano «in formazione») hanno supportato dieci giorni d’ambaradan all’Auditorium; ringraziata la stampa in fila sull’asse Veltroni-Bettini, ieri in esercizio linguale, ci sia già la linea 2008. «Focus sul travestitismo», ha dichiarato il senatore e figlio di senatore, Goffredo Bettini, al Corriere della Sera, che insieme a Repubblica, significativamente, a dire come la misura sia colma, non ha suonato la grancassa, alla seconda edizione d’una fiera cinematografica controversa. «Il travestitismo nel mondo dello spettacolo e del cinema, in particolare. Ma anche dal punto di vista psicoanalitico e letterario», promette (o minaccia?) il presidente della Fondazione Cinema per Roma, pensando ai circa sessanta chili di peso, che dovrà perdere, cambiando radicalmente la propria esteriorità, per stare al passo di Walter Veltroni, alla guida del neonato Pd, altro frutto en travesti. Mutare aspetto non è facile, però ci si può recare in qualche centro benessere thailandese, per un ciclo di dieta e massaggi, il che sembra farà il patron del «Bettinorum», padrone d’una villa nel paradiso Thai. Dunque, l’anno prossimo vedremo una marea di Papà diventa mamma, come nell’omonimo gioiello della commedia italiana anni Cinquanta, con Aldo Fabrizi, che, sentendosi tanto donna, si mette a capo della Famiglia Passaguai? Oppure, in nome del politicamente corretto, ostenteremo condivisione per le orge gay alla Shortbus, l’anno scorso film di Natale, nelle nostre sale, ma non per famiglie?

Nelle more di conoscere maggiori dettagli sulla Festa 2008 e mentre tutto, intorno, converge verso l’esaltazione del diverso, dell’altro da sé, del trans-vestito, che pare riassuma l’universo mondo, c’è chi pensa a un altro target. A quei quattro milioni di famiglie, che al Family Day del maggio scorso sono scese in piazza, folgorando produttori e registi a San Giovanni, il cattolico Pupi Avati in testa.

«La settima arte? Deve imparare a raccontare la famiglia, scegliendo come soggetto delle sue storie la gente vera. Il mondo del cinema vuole essere trasgressivo, essere demagogicamente, in qualche modo, «contro» e immaginando che la trasgressività rappresenti un modo dell’originalità, scambiando l’una per l’altra. Invece non è assolutamente così», sostiene Avati, indaffarato sul set del suo prossimo film, mentre promuove Il nascondiglio, sua penultima creatura (anche in forma di romanzo, edito da Mondadori), «una storia gotica-nera di genere, che preferisco mandare nelle sale, dal 16 novembre, perché amo il rapporto diretto con il pubblico e non amo i protocolli burocratici della Festa di Roma, o tutte quelle faccine, stellette e simbolini che inchiodano il tuo film a un possibile gradimento». La notizia è che lui, regista-immagine di quel cinema, che non limita la libertà collettiva, sarà Presidente di Giuria alla prima edizione del Fiuggi Family Fest, dal 28 luglio al 3 agosto. Partner dell’impresa, rivolta a una fetta di utenti, fin qui trascurati, la rivista cinematografica Best Movie, e i settimanali Famiglia Cristiana e Tv-Sorrisi e canzoni: non roba da poco. Per tacere della Lux Vide di Ettore Bernabei, che invia alla manifestazione il suo Pinocchio televisivo. «I dirigenti della Festa di Roma non si rendono conto di quanto siano lontani dalla gente comune, che è la maggioranza e che chiede di avere una sua visibilità», commenta Pupi Avati, a Fiuggi affiancato da Andrea Piersanti, come direttore artistico del primo cinefestival per le famiglie, un manager che dai dirigenti dell’American Film Market si è sentito dire: «Se non l’aveste fatto voi, ci pensavamo noi» e da Gianni Astrei, presidente dell’Associazione F3 (le tre «f» del Fiuggi Family Fest). La giuria popolare sarà composta da venti famiglie (in senso costituzionale: padre, madre e figli), chiamate a giudicare i dieci film in concorso, blockbuster natalizi, dal nuovo Winx all’ultimo Cronache di Narnia, passando per inediti prodotti Disney. Politicamente sorretto dal Forum delle Associazioni Familiari, ora il pubblico più strategicamente importante, sul mercato cinematografico, ha un festival.