Avellino, miracolo a canestro grazie al filosofo della fatica

Ai campani, sorpresa del torneo, la coppa Italia: battuta in finale la Virtus. Il loro segreto? Coach Boniciolli

Dal sogno alla realtà, dal tormento di una stagione iniziata male al capolavoro nella finale di coppa Italia vinta per la prima volta nella sua storia dalla Scandone Avellino, 73-67 sulla Virtus nell'arena di Casalecchio, che mai era arrivata così in alto, facendo diventare un gigante il presidente Ercolino che nella festa finale quasi sviene.
Il genio della lampada si chiama Marques Green, 160 cm scarsi, predicatore di Filadelfia sfuggito a tutte le trappole della vita grama. La sua testa, le sue mani, insieme alla dedizione totale di un Alex Righetti maturo, solido, insieme al talento e allo stile di Devin Smith, 18 punti 6 su 8 da 3, la lama per colpire le sfortune della Virtus che nella sera del riscatto ha avuto contro una grande squadra, ma anche la malasorte iniziata con l'infortunio di Travis Best, il suo cervello insostituibile, dopo 9' di gioco.
L'anima Virtus ben rappresentata dal partitone di Roberto Chiacig, 12 punti 7 rimbalzi, classe 1974 nella dodicesima finale per questa società che in passato ha vinto 8 volte. La stessa anima l'ha messa questa Air Avellino splendida e splendente, sofferente a rimbalzo dove ha lasciato 19 recuperi offensivi agli uomini di Renato Pasquali il generale della rinascita, ma ci ha messo anche qualcosa di speciale, ad esempio attacchi bene equilibrati e poi la difesa uno tre uno che ha permesso agli irpini di non perdere il controllo quando la Virtus era andata più 6 per due volte nel terzo quarto.
I duemila tifosi avellinesi che hanno lottato contro i seimila bolognesi piangono, ridono, ballano, è un momento speciale, ma il più bello per tutti è quando Tonino Zorzi, il veterano, il grande campione sul campo, il grande maestro come tecnico, chiamato a sorpresa come assistente alla Scandone, si abbraccia con Matteo Boniciolli che lo ha voluto in questo viaggio che resterà speciale comunque vada a finire la stagione, l'allievo preferito di Boscia Tanjevic perché condivide la filosofia fatta di lavoro, umiltà e coraggio del grande bosniaco.
Avellino parte alla grande con il tiro da 3 arrivando in fretta a più 10, ma la Virtus di Pasquali è cambiata dentro e lo vedi quando Chiacig comanda l'assalto per rimontare. Una ricucitura fatta di rimbalzi offensivi, messa ancora in discussione all'inizio del secondo quarto, ma completata proprio da Ghiacciane al ventesimo di gioco (36-37).
La Virtus senza Best, Avellino con Radulovic zoppicante. Prevalgono le Vu nere che esaltano la gente, trovano anche Mc Grady in serata speciale, trovano Spencer, si reggono sulle spalle del gigante di Cividale, ma Boniciolli cura il malessere con la difesa e sopporta il 2 su 9 al tiro del suo genio tascabile che, però, crea gioco per tutti. Smith strappa a 3'04" dalla fine, Michelori tiene ancora in corsa Bologna, ma alla fine trionfa Avellino, la più bella in questo regno di coppa Italia che dà la coppa alla Campania dopo Napoli, 2 volte, e Caserta con Tanjevic.