«Avete pistole finte» e caccia i banditi

Paola Fucilieri

All’ufficio relazioni esterne della sua banca, la Popolare di Milano, qualcuno, al telefono, cercando invano di ricordare il suo nome, taglia corto e lo chiama «l’eroe», come se ormai fosse chiaro per tutti di chi si sta parlando; altri non esitano a dichiarare che «si meriterebbe proprio una bella pacca sulla spalla: non è mica da tutti sventare una rapina in banca quando tre ceffi ti puntano una pistola». Di lui, dell’«eroe» in questione, intanto, si sono perse le tracce. Sembra svanito nel nulla. Non risponde al telefonino e l’apparecchio di casa suona a vuoto anche per la sua stessa banca, che prova a chiamarlo fino a sera.
All’agenzia che dirige, la numero 351 di via Bessarione, cinque tristi vetrine al Corvetto, i dipendenti - dopo aver risposto per l’ennesima volta al telefono e aver concluso ad alta voce: «ecco, cercano ancora lui», visto che gli squilli non accennano a placarsi e stufi di ripetere all’infinito che sono «chiusi per rapina e il direttore non c’è e non torna» - alle 13.30 mettono un bel cartello con scritto appunto «chiuso per rapina» e se vanno. Dentro, su una scrivania, resta solo un peluche stinto, mentre guardando attraverso le vetrate si intravede appena una targhetta sulla porta di un piccolo ufficio che indica «direttore Giorgio Pessina». Il direttore e l’«eroe» sono infatti la stessa persona.
Ieri mattina Giorgio Pessina non era solo il direttore della filiale (bruttina) della Bpm di via Bessarione. Era l’eroe. Davanti ai tre ceffi a volto scoperto e occhiali da sole che, alle 9, gli puntavano contro tre pistole intimandogli di consegnare il denaro, lui - mentre impiegati e clienti in banca trattenevano il fiato e lo guardavano perché mettesse fine al più presto a quel momentaccio - non ha battuto ciglio. E sfoderando un coraggio da Batman, anziché consegnare il denaro (come, del resto, tutti si aspettavano) ha squadrato quei tre e poi li ha quasi spinti via come si fa con i bambini cattivi quando esagerano. «Le vostre armi sono giocattolo» ha sibilato gelido, con il cinismo del veterano. Come ci abbia azzeccato solo lui lo sa. Sta di fatto che i tre hanno fatto retromarcia e sono scappati senza fiatare.
Scusate, chiediamo all’ufficio relazioni esterne, ma non esiste un accordo che stabilisce in maniera piuttosto perentoria, che in una situazione del genere i dipendenti della banca debbano sempre e comunque consegnare il denaro per non mettere in pericolo nessuno? E che se questo non accade chi fa «l’eroe» rischia di prendersi una lavata di testa? «Non ci risulta. Magari dipende da qualche accordo sindacale che cambia da un istituto di credito all’altro - ci risponde pazientemente un signore - Ma mi creda: quel direttore non verrà ammonito...Uno così si merita quella pacca sulla spalla che le dicevo».