«Avevamo segnalato i rischi ma torneranno tutti a casa»

Il sottosegretario agli Esteri resta ottimista: «Farnesina e Sismi stanno lavorando per liberare i rapiti: sono in mano a briganti isolati non a terroristi»

Francesca Angeli

da Roma

«I cinque italiani sono stati rapiti nella zona archeologica di Marib, considerata ad alto rischio e dunque sconsigliata ai turisti».Il sottosegretario degli Esteri, Margherita Boniver, rivela di nutrire un «cauto ottimismo» per una veloce e positiva risoluzione del rapimento del gruppetto di turisti italiani nello Yemen del nord. Anche se tiene a specificare, «ogni sequestro è un caso a sé». E in effetti a poche ore dal rapimento arriva la notizia (non confermata ufficialmente però) che tre dei cinque rapiti,tre donne, sarebbero già state rilasciate.
Onorevole Boniver ci sono molti turisti italiani in quella zona?
«Tutti gli italiani che si trovavano in quell’area al momento del sequestro sono stati avvisati, allontanati e messi al sicuro».
Chi si sta seguendo le trattative?
«L’unità di crisi della Farnesina e anche il Sismi. Abbiamo saputo subito i nomi dei sequestrati ma non li abbiamo diffusi per motivi di sicurezza».
Sul sito della Farnesina quelle zone sono incluse nelle aree a rischio di sequestri e attentati eppure sembra che questo avviso non basti come deterrente...
«Mi rendo conto che lo Yemen e quella zona sono particolarmente interessanti. È uno dei paesi più belli e ricchi dal punto di vista archeologico. Purtroppo è infestata da bande di briganti che sfuggono al controllo delle autorità e che sequestrano i turisti a scopo ricattatorio».
Di solito si tratta di sequestri lampo...
«Infatti nutriamo un relativo ottimismo per una pronta risoluzione del rapimento anche sulla base di quelli avvenuti nei giorni scorsi, come la famigliola tedesca sequestrata il 28 dicembre scorso. Si tratta sempre di gruppetti isolati».
È già libero invece l’italiano rapito a Gaza. Anche in questa zona i sequestri lampo rischiano di diventare un’abitudine?
«Il giovane sequestrato sta bene. Si tratta di un fenomeno nuovo che potrebbe peggiorare nelle prossime settimane».
Perché?
«Assistiamo a un regolamento di conti interno alla società palestinese. Anche il gruppuscolo che ha rapito il nostro connazionale fa parte dei martiri di Al Aqsa. I sequestri hanno lo scopo immediato di dimostrare al mondo che il moderato Abu Mazen non è in grado di dominare la situazione e che questi gruppi sfuggono completamente al suo controllo. L’obbiettivo che si vuole raggiungere è quello di far saltare in qualche modo le elezioni fissate per il 25 gennaio, destabilizzando la situazione».
Sequestri completamente diversi da quelli avvenuti in Yemen.
«Qui si tratta di rapimenti dimostrativi lì a scopo di ricatto. Certamente occorre tenere alta la guardia e non sottovalutare l’accaduto. Purtroppo la preoccupazione per i sequestri è cresciuta dopo quanto è accaduto in Afghanistan dove i rapitori hanno preso esempio dai sequestratori iracheni, arrivando a decapitare l’ostaggio. Un paese bellissimo ma che metterei al primo posto nella lista dei paesi sconsigliati ai turisti».
Un altro capodanno difficile per la Farnesina. Un anno fa avete dovuto fronteggiare le conseguenze della tragedia dello tsunami.
«Be’, quella fu una tragedia terrificante. Centinaia di italiani sono mancati all’appello per settimane. Alla fine il bilancio a un anno di distanza è salito a 40 vittime fra i nostri connazionali. Oggi si tratta di avvenimenti circoscritti di natura politica e comunque molto più gestibili. Quella dello tsunami è stata una tragedia, una catastrofe naturale enorme che spero non avvenga mai più con quelle proporzioni».