Avevamo tutto. Tranne il colpo giusto

Ci voleva coraggio, e non si può dire che non l’abbiamo avuto. Ci voleva la reazione, e onestamente più di quattro-cinque occasioni a San Siro voglio vedere chi le ha messe insieme. Ci volevano aggiustamenti tecnici, e del «rombo» prandelliano se ne può parlare. Altro ci è mancato, stavolta. Io non credo il carattere. Ci è mancato il colpo giusto. Forse la cattiveria. Ma non sto parlando di roba alla Santon, che ha piantato i suoi tacchetti nell’addome di Comotto - altro che «cartellino arancione». È il «numero» quello che ci è mancato. E - se si può dire - un po’ di fortuna. Ne sa qualcosa Gilardino, che si è fatto in quattro ma non ha mantenuto la promessa. Ne sa qualcosa Mutu, che si è mangiato quello che sembrava fatto. O Montolivo che nel suo girare a vuoto almeno un numero l’ha incocciato. Ne sa qualcosa soprattutto Zlatan Ibrahimovic. Con il suo bel colpo di k...arate. Ora, diciamocelo, si annunciano tempi bui. Il Milan alla fine ha un altro passo. La Roma ci ha rosicchiato punto su punto. Se anche il Genoa continua a volare non è che si metta bene. Allora, che si fa? Fra complimenti e pacche sulle spalle siamo partiti così e così. Abbiamo preso qualche filotto buono, ma siamo incappati pure in qualche mese nero. Abbiamo venduto Pazzini, e ora eccome se ci manca. Allora? Guardiamoci negli occhi. Si può trovare un capro espiatorio, e poi fantasticare di nomi e campagne acquisti. Si può mollare, insomma. Io dico di no. Io dico che ci credo ancora. E allora, alla fine, chi li ama li segua.