Aviaria: altri cigni morti, sequestrati 80mila polli

I Nas hanno distrutto 7mila uova e messo i sigilli a uno stabilimento privo di reti di protezione

Nino Materi

Una domanda semplice semplice: ma se - in materia di influenza aviaria - davvero «non esistono rischi per l’uomo» e il solo parlarne «crea psicosi», perché la presunta «emergenza virus-H5N1» continua ad essere la notizia del giorno? La Coldiretti ipotizza un non meglio precisato «complotto» ai danni dei produttori avicoli, evitando però di spiegare come mai in questi giorni di «allarme», nonostante la vendita dei polli sia crollata ai minimi storici, in macelleria il suo prezzo non è diminuito di un centesimo. Sta di fatto che ieri in Puglia sono stati trovati altri due cigni morti (uno a Foggia, l’altro a Lecce), probabilmente a causa dell’aviaria. E sempre ieri i carabinieri dei Nas hanno sequestrato tra Calabria e Sicilia 80mila polli (20mila a Siracusa e 60mila a Cirò Marina, in provincia di Crotone); 7mila uova (a Cetraro, in provincia di Cosenza) e un centro di imballaggio (a Siracusa), dove militari hanno accertato che le aree esterne di un allevamento avicolo non erano munite di reti di protezione al fine di evitare contatti tra i capi presenti e volatili selvatici. Nel dettaglio il blitz è scattato nelle zone di protezione e di sorveglianza a 3 e 10 chilometri dai luoghi di rinvenimento dei cigni morti per il virus H5N1.
Ma a preoccupare di più sono i due cigni trovati senza vita in Puglia (un’altra coppia di volatili, probabilmente uccisi dal virus, è stata annunciata dalle autorità sanitarie austriache). I primi test eseguiti sui cigni «pugliesi» hanno dato esito controversi e ora si attendono i risultati delle analisi del Centro di riferimento di Padova. Intanto il ministro della Salute, Francesco Storace lancia - oltre all’ennesimo appello alla «tranquillità» - una polemica dai contorni ancora poco chiari: «Tutto il Paese, comprese le regioni, si sta muovendo con sensibilità e consapevolezza per quello che riguarda l’aviaria. Tutti, tranne una regione». Storace non ha voluto precisare ulteriormente. «Non so quando lo dirò, ma - ha ammesso il ministro - è un caso abbastanza antipatico: ci sono atteggiamenti sbagliati come quello di pensare che una regione sia un protettorato». Anche ieri sono state migliaia le telefonate al numero verde attivato dal ministero per informare i cittadini sull’aviaria: «Abbiamo ricevuto domande più tecniche rispetto a quelle dei giorni scorsi - spiegano i veterinari «centralinisti» -, a dimostrazione che l’opinione pubblica è sempre più sprovveduta». Sul fronte prevenzione, invece, il 9 febbraio la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il piano pandemico contro l’aviaria e ora tocca proprio alle Regioni realizzare dei piani locali. «È un percorso sempre in evoluzione - ha ricordato il ministro - con tante azioni che devono scattare a seconda della fase pandemica». Una pandemia, per ora, solo virtuale.