Aviaria, dai cigni alle anatre: due casi in Puglia

Un uomo stroncato dal contagio in Irak. In Germania il morbo forse era presente già da due mesi

Nino Materi

Dai cigni alle anatre. E magari ora bisognerà rassicurare pure le mamme e le nonne: «I bambini che dalle sponde dei laghetti lanciano le molliche di pane ai palmipedi, non corrono nessun rischio». Peccato che i termini «aviaria» e «razionalità» procedano ormai su binari opposti. E c’è da scommettere che la notizia di ieri, secondo cui «sono risultate positive al virus H5N1 le carcasse di due anatre selvatiche ritrovate a Cerignola (Foggia)», darà la stura a nuove e infondate (?) preoccupazioni.
Dopo l'accertamento della positività, gli uccelli sono stati inviati al centro di riferimento nazionale di Padova per la conferma e, per iniziativa dell'amministrazione comunale, sono scattate le misure di prevenzione nel comune di Cerignola.
Intanto - per arginare la «pandemia mediatica» - sono intervenuti anche Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi. «L'allarmismo non ha senso, così ci facciamo soltanto del male - ha detto da Madrid il presidente della Repubblica -. La crisi del settore è una cosa che ci preoccupa tutti, ma è chiaro che non ci deve essere allarmismo».
Sulla stessa frequenza l’intervento del presidente del Consiglio: «In nessuna parte d'Europa l'influenza aviaria è oggetto di polemica politica. Questo avviene soltanto nel nostro Paese»; Berlusconi ha quindi aggiunto che «l'Italia è indicata dai massimi organismi mondiali come un modello di efficienza per i controlli sugli allevamenti di pollame a conferma del buon lavoro svolto dal ministro della Salute». «Invitiamo perciò tutti i mass media - ha concluso il premier - a diffondere un'informazione corretta sulla base dell'eccellente valutazione dei nostri sistemi di controllo». Ma per stare davvero tranquilli sarebbe necessario che dall’estero arrivassero notizie altrettanto rassicuranti. Invece le cose stanno diversamente, come dimostrano le «ultimissime» in tema di contagio giunte dall’Iraq (dove un uomo è stato ucciso dal morbo) e - tornando in Europa - da Polonia, Austria, Bulgaria, Romania, Svizzera e Slovenia: tutti Paesi nei quali continua a registrarsi una pletora di casi sospetti.
Clamorose, in particolare, le voci che provengono dalla Germania: «Il virus H5N1 dell'influenza aviaria potrebbe essere presente in Germania già da alcuni mesi», ha detto ieri davanti alla tv il ministro dell’Agricoltura, Horst Seehofer (Csu). I due cigni uccisi dall’influenza aviaria sull'isola baltica di Ruegen «non erano infatti migratori, ma stanziali»: per questo sembra possibile che il virus possa essere stato presente già dallo scorso autunno.
La conferma «definitiva» sulla presenza nei cigni morti di Ruegen del virus H5N1, nella sua forma altamente patogena trasmissibile all'uomo, è venuta dallo stesso ministro tedesco che, in un intervento al Bundestag (Camera bassa del Parlamento), ha riferito sugli ultimi sviluppi dell'emergenza aviaria in Germania, Seehofer ha fatto riferimento alle analisi aggiuntive effettuate dall'Istituto di ricerca Friedrich- Loeffler.
Finora sono tre i casi di aviaria accertati in Germania, due cigni e un astore morti rinvenuti sull'isola baltica. Invitando la popolazione alla massima cautela e attenzione nel rapporto con i volatili morti - che non vanno assolutamente toccati - Seehofer si è detto convinto che «ci saranno altri casi».
Ma questo è allarme o allarmismo?