Aviaria, per la Regione non è allarme Opuscolo per non farsi «contagiare»

Formigoni invita a non far scorta di farmaci: «Paure infondate». Beccalossi: «Niente caccia? Seguiremo la Ue»

Marcello Chirico

«Non esistono ragioni che giustificano un allarme in Lombardia per quanto riguarda l’influenza aviaria». E per tranquillizzare al massimo l’opinione pubblica, ieri il governatore Roberto Formigoni e l’assessore alla sanità Alessandro Cè (prima uscita pubblica della coppia, dopo le note polemiche ndr.) hanno convocato al Pirelli i massimi esperti regionali in materia per dissipare ogni dubbio a riguardo. Cosa che verrà fatta anche distribuendo, nei prossimi giorni, nelle Asl, all’interno delle farmacie e negli uffici comunali dell’intera Lombardia un opuscolo (ne sono stati stampati un milione) con tutte le «informazioni per non lasciarsi contagiare dai timori infondati», è appunto il sottotitolo dell’opuscoletto. Perché, secondo il governatore, di questo al momento si tratta. «Gli allarmismi e le esagerazioni di questi ultimi giorni sono del tutto infondati», ha ribadito Formigoni. E altrettanto ha fatto Cè, col conforto degli esperti. «Tutti siamo preoccupati - ha detto l’assessore - ma non siamo assolutamente allarmati perché la situazione è sotto controllo e la copertura in Lombardia è molto elevata».
«L’influenza aviaria c’è sempre stata e di morìe dei polli si è sempre parlato - ha confermato il professor Moroni, tra i più noti epidemiologi dell’ospedale Sacco -, semmai adesso sono cambiate le dimensioni del problema. Siamo destinati quindi a conviverci. È probabile che, prima o poi, qualcosa possa accadere, ma fino a quel momento dobbiamo convivere con qualcosa di ipotetico. Tutte le misure preventive adottate sono giustificate quindi dal fatto che non sappiamo quando si potrà verificare il caso di contagio, se tra un anno o molti di più. Lo stato d’attenzione è quindi necessario, ma dobbiamo soprattutto abituarci senza assumere posizioni drastiche. Esistono due farmaci preziosi per aiutare a combatterla, ma sarebbe pericoloso assumerli all’insorgere della prima forma influenzale».
L’invito a non approvvigionarsi di vaccini e farmaci antiinfluenzali «da parte di chi è sano» è arrivato pure da Cè, il quale ha messo in guardia dal rischio di possibili carenze di scorte «per magari chi ne ha più bisogno, e quasi sempre sono le persone anziane immunodepresse».
Per quanto riguarda poi l’eventualità di sospendere la stagione venatoria, così come richiesto ieri da altre sei Regioni, la vicepresidente nonchè assessore all’agricoltura Viviana Beccalossi ha comunicato di «aver affrontato la questione direttamente col ministro alla sanità Storace, e insieme abbiamo deciso di assumere ogni tipo di provvedimento soltanto dopo aver sentito ciò che deciderà in merito l’Unione Europea. Questo per evitare di prendere decisioni strumentali ma le più serie possibili». «Da settimane - ha voluto comunque sottolineare la Beccalossi - teniamo sotto controllo la situazione degli uccelli selvatici, con la diagnosi di viscere degli animali portati ai nostri ambulatori regionali dai cacciatori stessi. Per quanto riguarda i polli dei nostri allevamenti, li teniamo sotto controllo dal’99, e quando si verificò nel 2001 la precedente morìa di polli furono quasi 10 milioni gli animali abbattuti. Da allora abbiamo comunque acquisito una maggiore esperienza nell’affrontare casi di questo tipo, esperienza che ci permette di muoverci con maggiore tranquillità il presentarsi di eventuali nuovi casi di influenza aviaria».
Formigoni ha anche illustrato le misure previste per limitare la diffusione del virus e per la rapida estinzione dei focolai: il sequestro e l'abbattimento degli animali colpiti dall'infezione; l'immediato abbattimento degli animali infetti o sospetti di infezione; l'indagine epidemiologica per l'individuazione delle possibili cause; l'istituzione di una zona di protezione sanitaria attorno ai focolai; l'esecuzione di controlli seriologici negli allevamenti situati nelle aree limitrofe ai focolai.
«Siamo preparati ad affrontare qualsiasi emergenza - ha puntualizzato l’assessore Cè - non siamo assolutamente allarmati, anche perché non esiste ad oggi alcun dato che ci riferisca che ci sono stati casi di trasferimento del virus da uomo a uomo». Cè ha inoltre assicurato che «non esiste alcun pericolo che riguarda l'ingestione di polli», perché l'influenza aviaria di trasferisce soltanto attraverso il contatto diretto con sangue o feci degli animali infetti». E pure dalla Sogemi, la società che controlla il mercato all’ingrosso milanese, ha voluto assicurare che «il pollame commercializzato non presenta alcun rischio di trasmissione di virus».