Avicoltori in crisi

Lucia Resta

Gli avicoltori italiani rischiano di rimanere spennati anche se conoscono bene i loro polli. A farlo notare è la Cia (Confederazione italiana agricoltori), che evidenzia come gli eccessivi allarmismi provocati dalla diffusione dell’influenza aviaria stiano danneggiando anche gli allevatori italiani.
Tra agosto e settembre di quest’anno, il consumo di pollame nel Lazio è diminuito del 22,8 per cento e il timore è che, dopo le notizie giunte da Turchia e Romania, l’inflenza aviaria possa diventare una seconda «mucca pazza».
La Cia sottolinea che la produzione avicola italiana garantisce la sicurezza dei consumatori e il nostro Paese non importa prodotti avicoli dal Sud-est asiatico perché copre abbondantemente il fabbisogno interno. I consumatori, però, sono abbastanza preoccupati e quando vanno a fare la spesa sembrano preferire soprattutto la carne suina (il cui consumo nel Lazio è aumentato del 4,1 per cento), le uova (+6,2 per cento) e il pesce (+4,2 per cento).
Intanto da lunedì prossimo entrerà in vigore un provvedimento che dovrebbe dare una grossa mano ai produttori avicoli italiani: sarà obbligatorio indicare l’origine della carne sull’etichetta e questo garantirà i consumatori sulla salubrità del prodotto che stanno acquistando.