Avio, dai motori aerei allo spazio il fior fiore del «made in Italy»

Enrico Artifoni

Il suo pezzetto di Olimpiadi lo ha portato a casa anche Avio, la società torinese leader nella propulsione aerospaziale. Pochi giorni fa, infatti, si è aggiudicata la gara per la revisione dei motori dell’intera flotta di aerei della compagnia di bandiera greca. Ma al di là del valore simbolico (Olympic Airways porta il nome del più importante evento sportivo sia nel nome sia nel logo con i cinque cerchi), la commessa del valore di oltre 5 milioni di euro per due anni testimonia e sottolinea ancora una volta il know-how e la competitività in un settore ad alto contenuto tecnologico di una delle più dinamiche aziende del nostro Paese.
Con 14 insediamenti e 4.800 dipendenti, di cui 2mila nella sede centrale di Rivalta, nei pressi di Torino, Avio SpA è il centro attorno al quale ruota il polo piemontese dell’industria aerospaziale italiana, composto dalle 5 aziende di maggiori dimensioni che danno lavoro nell’area a 7mila persone e da circa 400 imprese dell’indotto a cui fanno capo 3mila dipendenti. Fondata nel 1908, solo cinque anni dopo il primo volo dei fratelli Wright, Avio ha accompagnato la crescita di Fiat innanzitutto con una numerosa e celebre famiglia di motori per aerei. Ma ha saputo proiettare il proprio sviluppo anche in altre importanti direzioni. E oggi, sotto il controllo del fondo di investimento americano Carlyle per il 70% e di Finmeccanica per il restante 30%, la società opera in quattro aree di attività: moduli e componenti per propulsori aeronautici, revisione e manutenzione dei motori in campo civile e militare, turbine per applicazioni navali e sistemi di propulsione spaziale.
Nel primo campo è leader mondiale nelle trasmissioni di potenza e partner dei maggiori motoristi mondiali (General Electric, Pratt & Whitney e Rolls Royce) nei principali programmi di sviluppo, come il progetto del più potente propulsore per aerei civili destinato al «superjumbo» Airbus A380 di cui è prossima l’entrata in servizio. L’attività di revisione, assistenza e manutenzione è concentrata in due sedi: Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, per i motori aeronautici a uso commerciale (qui fa il «tagliando» anche parte della flotta di Alitalia) e Brindisi per quelli a impiego militare. In quest’ultimo settore, Avio è presente anche nel ruolo di sistemista, con importanti responsabilità nella gestione di varie componenti del Tornado e e del caccia europeo Typhoon, nonché nella progettazione di parti del motore del futuro addestratore Aermacchi M346 e della trasmissione che equipaggerà il caccia americano F-22 «Raptor». L’azienda torinese produce inoltre le turbine montate su diverse navi della Marina italiana e francese, oltreché avanzati sistemi di pilotaggio per imbarcazioni e sottomarini. Ma è lo spazio il campo di eccellenza di Avio. Da anni l’azienda torinese ha un ruolo di primo piano nei programmi europei di propulsione tattica (i missili Iris-T e Aster) e di sviluppo dei lanciatori (realizza in particolare i grandi motori laterali a propellente solido che danno la maggior parte della spinta necessaria al decollo del razzo Ariane). Ma non solo. I forti investimenti nella ricerca (pari al 12% del fatturato di 1.220 milioni di euro nel 2004), la capacità progettuale e le esperienze accumulate hanno consentito ad Avio di assumere tramite la controllata ELV il ruolo di capo commessa nello sviluppo e nella produzione di Vega, il versatile lanciatore europeo a basso costo destinato ad affiancare Soyuz e Ariane 5 nella messa in orbita di un'ampia gamma di satelliti scientifici e per le teecomunicazioni. È un importante riconoscimento: per la prima volta, l'Europa ha affidato a un'azienda del nostro Paese l'intera responsabilità di un programma spaziale. Compatto e leggero (sarà lungo 30 metri e avrà una massa di 137 tonnellate), Vega esprime il concetto dello spazio «a portata di mano»: i suoi tre stadi a propellente solido e il modulo superiore a propellente liquido consentiranno di mettere su orbite circolari basse (da 300 a 1.500 km di altezza) da uno a sei satelliti del peso di 300-1500 kg al costo di 20 milioni di euro per ciascun lancio. I test funzionali dei vari componenti sono cominciati l’estate scorsa nel Poligono di tiro di Salto di Quirra, in Sardegna. Per primo è stato messo alla «prova del fuoco» Zefiro 9, cioè il motore del terzo stadio destinato a entrare in funzione a 217 secondi dal lancio, a oltre 110 km dalla Terra. L’esperimento ha avuto pieno successo e sarà seguito, quest’anno, da altri test nello stesso poligono e infine a Kourou, nella Guyana Francese, nella base dell’Ente Spaziale Europeo da cui Vega verrà lanciato per la prima volta alla fine del prossimo anno. Le tecnologie sviluppate da Avio per Vega, per esempio l’impiego di fibre di carbonio ad alta resistenza al posto del metallo per gli involucri dei motori, potranno essere trasferite ad altri programmi nel settore aeronautico e non, a suggello di una strategia che fa dell’innovazione la chiave del successo.