«Avrei attaccato Basso in discesa»

Pier Augusto Stagi

da Passo Furcia

Più della salita voleva la discesa: del passo delle Erbe. Aveva in mente un bel piano, Gilberto Simoni, con il suo compagno di squadra Leonardo Piepoli. Attaccare Ivan Basso in salita, e soprattutto metterlo in difficoltà in discesa: come a La Thuile. «Invece hanno ridotto una delle tappe più belle del Giro in una tappetta – spiega il trentino, che non le manda certo a dire - un Basso così è difficile metterlo in difficoltà, ma il terreno per farlo ci sarebbe stato. Non condivido assolutamente la decisione degli organizzatori e l’ho detto a chiare lettere fin dal mattino. Sul passo delle Erbe non pioveva e c’erano 4°. Invece, hanno cominciato tutti a fare i piangina, a lamentarsi per il freddo e la pioggia. Io non sopporto questo atteggiamento: siamo corridori, stiamo correndo il Giro d’Italia, non siamo qui a fare una gita in allegra compagnia». Gibo sorride per la vittoria di tappa di Piepoli, ma non gli va proprio giù l’idea che una delle tappe principe del Giro sia stata in pratica mutilata. «È stata tolta la testa e il cuore, via il passo delle Erbe e via Plan de Corones, che cosa è restato? In pratica niente. Ivan è fortissimo, il più forte di tutti, ma se vogliamo portarlo a Milano con qualche giorno d’anticipo, ditecelo. Io penso che anche a Ivan sia dispiaciuta la cosa: lui è uno vero, è un vero atleta che ama la sfida, vera e leale e questa è stata un’occasione persa».
E anche Pietro Algeri, tecnico di lungo corso, oggi sull’ammiraglia della Saunier Duval di Gibo Simoni, sposa la tesi del suo capitano. «Noi ce la saremmo giocata anche in discesa. Noi probabilmente avremmo rischiato, Ivan no, e allora le prospettive sarebbero cambiate. Così resta il rammarico di una tappa che poteva essere e non è stata: peccato, è lo spettacolo che ha dovuto pagare il dazio più alto». Simoni guarda i tempi, e sospira. Adesso è terzo, a dieci minuti abbondanti da Ivan, ma come è sua abitudine garantisce battaglia fino alla fine. «Io sono così, rido e scherzo, ma quando vado in bicicletta amo fare le cose come vanno fatte. Si corre per vincere: io l’ho sempre inteso così il ciclismo. Il maltempo? Rischi del mestiere».