Avvelena la moglie malata e poi tenta il suicidio

L’uomo è in fin di vita. Ha lasciato una lettera ai figli: «Scusatemi»

Quel biglietto indirizzato alla figlia «Tua madre mi ha fatto impazzire» e le scatole di farmaci vuote lasciano aperta qualcosa più di una semplice ipotesi. E cioè che l’uomo, un pensionato di 68 anni, abbia ucciso la moglie, ammalata di tumore, e poi tentato il suicidio. Lui ora non può parlare perché in coma, perciò solo l’autopsia potrà fugare ogni dubbio.
La tragedia si è abbattuta l’altra sera in via Fermi a Solaro dove vivevano due anziani coniugi, affiatatissimi, sposati da 42, con due figli. Tre mesi fa alla donna, 66 anni, viene diagnosticato un male incurabile al cervello. Abituata a una vita dinamica, allegra, cade in depressione e rifiuta le cure. L’altra sera l’epilogo. La pensionata muore in circostanze ancora da chiarire. Il marito afferra due coltelli e si ferisce alle gambe, alle braccia, alla gola e all’addome. La tragedia viene scoperta dalla figlia di 32 anni, sposata, passata per casa alle 21,30, per verificare le condizioni della madre. Sul posto, al primo piano di una dignitosa palazzina vicina al centro del paese, arrivano l’ambulanza e i carabinieri di Desio. L’uomo è caricato sulla lettiga e portato a Niguarda: è in coma farmacologico. Le sue condizioni sono disperate.
Gli uomini del capitano Vincenzo Barbato, coordinati dal Procuratore capo di Monza, Antonio Pizzi e dal sostituto Giordano Baggio, si mettono al lavoro. Si sospetta che il pensionato, potrebbe aver avvelenato la moglie, esasperato dal decorso della malattia. Nella cena, stando alle prime indiscrezioni, gli avrebbe aggiunto una massiccia dose di farmaci. Le scatole vuote sono state trovate sul tavolo in cucina. Una sorta d’eutanasia. Sopra un mobile poi, il biglietto per la figlia: «Tua madre mi ha fatto impazzire. Voglio essere cremato con lei. Ti raccomando, fai la brava. Scusami». Parole che lasciano pochi dubbi.