Un avventuriero in Africa secondo le visioni di Herzog

Werner Herzog ha realizzato finora una quindicina di film (lungometraggi a soggetto e semidocumentari) tra i quali almeno quattro o cinque decisamente originali come Aguirre furore di dio, La ballata di Strozek, Nosferatu, Fitzcarraldo. Si tratta di un cinema assolutamente «eccentrico», al di fuori d'ogni scuola. In quest'uomo dai modi tranquilli (appunto, Herzog) non c'è nulla del vitalismo di stampo hemingwayano. Piuttosto la tensione che traspare dal suo volto pallido fa pensare ad una continua sfida». Ed è ciò che si può constatare anche nel suo film dell'87 Cobra verde singolare contaminazione di elementi apparentemente incongrui come Il vicerè di Ouida, romanzo esotico dell'amico-complice Bruce Chatwin, l'istrionesco interprete Klaus Kinski, una dimensione narrativa spericolata e coloratissima. La vicenda? In breve, Manoel Garcia da Silva, avventuriero rotto a tutte le esperienze estreme, approda nell'800 all'Africa Nera. Qui tra feroci lotte tribali e orrori indicibili si ritaglia un ruolo di despota intossicato di megalomania e crudeltà. Fino a sublimare la propria abnorme avventura nell'autoannientamento, nel nulla.

COBRA VERDE Columbia, euro 20,99