Le avventurose vicende di quei libri che svelarono i crimini staliniani

Non si può dire gulag senza dire Solgenitsin. E poco importa se le prime testimonianze sulla volontà persecutoria sovietica di estirpare la dissidenza siano arrivate in Occidente già negli anni ’20 e ’30 (basti citare i libri di Ivan Solonevic: Fra i deportati dell’U.R.S.S. e La fuga dal paradiso sovietico): sono scivolate via. Aleksandr Solgenitsin è riuscito, invece, a rendere la tragedia dei lager sovietici qualcosa di percepibile, di tangibile, sia in Occidente che in patria. Nell’Urss la rivelazione choc è stata il racconto Una giornata di Ivan Denisovic, nel resto del mondo è stato il libro Arcipelago Gulag.
Una giornata di Ivan Denisovic venne pubblicata nel novembre del 1962 dalla rivista Novyj Mir e segnò per il Paese un vero punto di svolta. In piena era Chruscev per la prima volta veniva raccontata la cruda realtà dei gulag staliniani. Il testo appariva su una rivista ufficiale, era scritto da un ex zek («prigioniero»), un eterodosso estraneo alla corporazione degli scrittori. Fu percepito dai lettori come una ventata nuova, sembrava la prova provata di quanto andava enunciando il poeta Tvardovskij, direttore di Novyj Mir, delegato del Pcus e scopritore di Solgenitsin: «Esiste la possibilità di pubblicare più coraggiosamente e liberamente, ma noi non ne approfittiamo». Tvardovskij aveva torto, milioni di russi se ne accorsero amaramente con l’avvento di Breznev. Eppure nella memoria russa la pubblicazione di Una giornata di Ivan Denisovic ha segnato un primo confronto con la verità.
Intanto, pur sorvegliato dal Kgb, Solgenitsin lavorava a Arcipelago Gulag. Il testo venne diviso in svariate parti e nascosto nelle case di amici fidatissimi, tra cui la dacia del famoso violoncellista Rostropovich. Nel 1968 il libro era finito. Eppure Solgenitsin esitava all’idea di pubblicare all’estero. L’insieme dei testi microfilmati venne comunque contrabbandato in Occidente da Kurt Heeb, il legale zurighese di Solgenitsin, e fatto arrivare alla YMCA Press che lo pubblicò in Francia. Era il 1973. Solgenitsin venne espulso dall’Urss e coperto di fango dai quotidiani moscoviti. Arcipelago però faceva già il giro del mondo: in Italia lo pubblicò Mondadori. Molti cambiarono idea sulla Patria del comunismo, altri accusarono Solgenitsin di aver scritto delle esagerazioni. Quando negli anni ’90 si aprirono gli archivi del Cremlino fu evidente che, in certi casi, c’era andato addirittura con la mano leggera.