Avvertimento dei Ds a Prodi: devi difenderci

Castagnetti : non mettiamo in mezzo l’ex presidente Ue

Laura Cesaretti

da Roma

La Quercia di Piero Fassino ha deciso di rompere gli indugi. Dopo giorni di mezze parole e stizza repressa, dopo i ripetuti segnali inviati dal segretario al leader dell’Unione, per ricordargli in modo soft che il buon esito delle primarie dipende dalla buona volontà dei ds, ieri il rospo è stato sputato: Prodi si smuova dal suo inquietante silenzio, dia un segnale al suo principale alleato sotto assedio.
Ieri è stata la voce ufficiale del partito, il coordinatore della segreteria ds Vannino Chiti, a scendere in campo: «Da Romano Prodi mi sarei aspettato e avrei voluto una parola più forte per porre fine a un mese troppo lungo di polemiche nel centrosinistra», ha affermato. E ancora: «Come capo della coalizione Prodi avrebbe dovuto dire con maggior forza basta, perchè è una follia procedere su questo piano». Chiti sta bene attento a non imputare al Professore gli attacchi mossi alla Quercia in nome della «questione morale» da Arturo Parisi, Giulio Santagata, Franco Monaco, Willer Bordon. Certo, sono tutti fedelissimi di Prodi, alcuni ci vanno in vacanza insieme e altri lo sentono al telefono un giorno sì e l’altro pure, ma l’esponente ds non dice quel che al Botteghino tutti pensano, e cioè che ci sia stato se non un mandato preciso almeno un avallo a quegli attacchi. Anzi, Chiti precisa che non si deve fare confusione e «bisogna dare a Parisi quel che è di Parisi, e a Prodi quel che è di Prodi», anche se poi aggiunge, forse con una punta di perfidia, che lo stesso farebbe col centrodestra: «Se Bondi dice una cosa io polemizzo con lui e non penso che gliel'abbia suggerita Berlusconi». E comunque ribadisce la fedeltà della Quercia al Professore: «Per noi dei Ds è il candidato alla presidenza del Consiglio giusto. Quello che sosterremo in modo forte e leale durante le primarie. Non c’è alcuna incertezza». Sta di fatto che ieri Prodi ha telefonato al medesimo Chiti e a Piero Fassino, e ha «promesso» agli uomini della Quercia un proprio intervento chiarificatore, probabilmente via intervista, nel quale ribadirà di non aver mai avuto dubbi sull’integerrima moralità del principale partito della coalizione e dei suoi leader. E ripeterà che aprire uno scontro interno all’Unione sulla questione morale rischia di essere «un suicidio».
Basterà a chiudere la polemica e a far rientrare veleni e sospetti? Difficile prevederlo. Di certo ieri i Ds hanno fatto capire che si erano stufati di fare da punching ball degli alleati per la vicenda Unipol. Peppino Caldarola per primo, sul Giornale, aveva chiamato in causa Prodi; mentre Giorgio Napolitano su Repubblica se la prendeva con Parisi, reo di aver «sollevato in modo del tutto improprio la questione morale nei confronti dei ds», sollevando «un polverone». I prodiani hanno reagito respingendo le accuse: «Ma quale attacco a Fassino o ai Ds? Ma di che stiamo parlando? Arturo ha posto la questione morale in termini generali e lo ha fatto prima che si sapesse delle telefonate tra Fassino e Consorte», dice Natale D’Amico. Santagata ironizza: «Tra Prodi e Fassino c'è un rapporto solido e non credo che abbia bisogno di essere rafforzato» ma certo, «se i Ds, come nei rapporti tra innamorati, hanno bisogno di sentirsi dire “ti amo” lo diremo». Ma se serve qualche parola in più, aggiunge, «non vedo perché Prodi non dovrebbe dirla. Nessuno ha mai messo in dubbio la moralità dei Ds».
A cercare di fare il pompiere ci prova il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti: «Non mettiamo in mezzo Prodi su polemiche che è giunto il momento di chiudere. Non mi pare che alcuno nel centrosinistra abbia sollevato una questione morale che riguardasse i Ds, sarebbe stato semplicemente assurdo». Semmai, aggiunge, «la questione posta riguardava e riguarda la capacità dell'Unione nel suo complesso di esprimere un giudizio netto nei confronti di una degenerazione, anche morale, della vita pubblica del nostro Paese». Nessuno vuole aggredire i Ds, assicura anche Rifondazione: «Siamo contro le modalità di scalata finanziaria messe in campo da una cooperativa che invece i Ds difendono - dice Franco Giordano -. Il nostro è un pensiero strettamente politico che non ha nulla a che fare con la questione morale».