Avvince la sfida di Leonida tratta da un famoso fumetto

È un evento che la rassegna pacifista abbia proposto il riuscito «300» di Zack Snider, incentrato su una battaglia

da Berlino

«Ditelo a Sparta». Tra le frasi storiche, quella citata da Erodoto è laconica, perché Laconia è la regione di Sparta. Essa esorta a ricordare il sacrificio dell'eroe-difensore: a prezzo della vita, re Leonida e i suoi trecento guerrieri fermarono per giorni i centoventimila persiani di re Serse alle Termopili, perdendo, ma dando modo ad altri greci di preparare vittorie (Salamina e Platea).
La cultura tedesca ottocentesca vedeva tradizionalmente la Grecia come la Germania dell'antichità, identificandosi coi filosofi ateniesi e coi guerrieri spartani. Ma negli ultimi sessant'anni Sparta è stata percepita come un prologo nazionalsocialista. A determinare l'errore - come minimo - prospettico ha contribuito il lavaggio del carattere durante e dopo l'occupazione statunitense. Perciò è un vero evento, quasi una nemesi, che ieri un film di Hollywood abbia riproposto proprio al pacifista Festival di Berlino, ideato dagli americani nel 1951, il mito di Sparta con 300 di Zack Snider, tratto dal fumetto di Frank Miller (Magic Press).
Regista dell'Alba dei morti viventi (2004), Snider trae dal fumetto di Miller un film vero e proprio, con attori che sanno recitare, anche se denso di effetti speciali. Quindi 300 ha poco da spartire con il presuntuoso e sadico Sin City, firmato da Miller stesso con Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (Festival di Cannes, 2005).
Innanzitutto in 300 ci sono guerrieri, non assassini seriali. Per chi li incontra, il destino è sostanzialmente lo stesso; ma chi combatte affronta qualcuno che a sua volta è armato e ha intenzioni ostili. Cadono letteralmente in 300 molte teste e varie gambe, ma in quel contesto non è gratuito che accada. Che il film regga le sue due ore senza cedimenti, benché trama e finale siano noti da due millenni e mezzo, è confermato dal fatto che, alla proiezione per i giornalisti dei quotidiani (trecento anche loro!), quasi tutti sono rimasti fino alla fine, mentre - coi film precedenti - le perdite sono state fra un terzo e la metà degli effettivi.
In effetti Snider è stato bravo in tutto, in particolare a trovare interpreti ignoti ma bravi. Gerard Butler (re Leonida) e Lena Hedley (la regina) sono una bella coppia matura e recitano un'intensa scena d'amor coniugale, da notare non solo per ragioni erotiche. Infatti il cinema mostra il sesso quasi sempre e quasi ovunque, ma quasi mai e quasi in nessun posto lo mostra fra coniugi che si adorano. Foss'anche solo per questo, 300 si stacca dalla produzione corrente. E poi la regina di Sparta non è fatua come lo era stata Elena, sposa di re Menelao; né è una protofemminista: è una donna di rango (con lei la lesa maestà si paga), che dal marito s'aspetta il ritorno dalla guerra «o con questo scudo o su questo scudo».
Ci saranno letture politiche di 300: la Persia non è l'Iran di ieri? Israele non è la Sparta di oggi? Ed è in un clima da «scontro di civiltà» che il film ha trovato i finanziamenti. Del resto non era in clima da Guerra fredda che li trovò L'eroe di Sparta di Rudolph Matè (dvd Fox)? Snider poi evita la tentazione di imitare altri film di guerra di tono pacifista. I suoi 300 non sommano venticinque «sporche dozzine»: sono guerrieri che difendono la patria, non soldati che occupano Vietnam (Platoon), Somalia (Black Hawk Down) o Irak (Jarhead). Gli eroi non sono più stanchi? Forse.