«Avvisai Amato una settimana fa ma inutilmente»

Genova. Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno, rivela nel corso di un’intervista pubblica i retroscena del pasticcio delle schede elettorali, aggiungendo un particolare inedito sui tempi, che getta nuove ombre sull’opera di Amato: «Lunedì l’altro sono state consegnate alle prefetture dei capoluoghi di regione le schede. Appena sono venuto in possesso di quelle liguri sono rimasto allibito e ho immediatamente chiamato il ministro Amato per contestarle, ma non si è fatto trovare. A questo punto ho mandato un nostro dirigente al ministero per fare con i funzionari la “prova scheda” che dimostrava inequivocabilmente tutti i problemi che possono nascere nel votare. Ma, nonostante ne abbiano avuto la prova sui loro tavoli, con la scusa che erano già state inoltrate ai militari e agli italiani all’estero, 2 milioni di persone in totale, non si è tenuto conto degli errori in cui possono incorrere gli altri 45 milioni». Scajola smonta pezzo per pezzo anche la tesi secondo cui la colpa sarebbe del decreto del governo Berlusconi: «Quella legge non prevede la misura ridotta della scheda né la distanza fra un simbolo e l’altro, ma solamente che i simboli vanno posti in orizzontale. Inoltre prescrive che non si possa superare il limite di dieci simboli su una riga, cosa ben diversa dal dire che la prima riga ne deve contenere obbligatoriamente dieci e magari la seconda tre o quattro».