Avvisi a mezzo stampa, torna il clima del’94

L’ultimo scoop ricorda il provvedimento anticipato dal «Corriere» durante il G7: cadde il governo, dopo 7 anni arrivò l’assoluzione

Anna Maria Greco

da Roma

Martedì 22 novembre 1994. Giovedì 29 dicembre 2005. Due scoop del Corriere della Sera, due colpi durissimi per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Undici anni fa si parlò di «avviso di garanzia a mezzo stampa». Il capo del governo, infatti, lesse sulla prima pagina del quotidiano di via Solferino l’accusa di corruzione della Procura di Milano per tangenti alla Guardia di finanza, prima che gli fosse consegnato nelle mani l’atto giudiziario. La sera prima era stato solo informato telefonicamente, mentre presiedeva a Napoli la Conferenza dell’Onu sulla criminalità. Una ribalta internazionale, con 140 Paesi presenti al vertice. E la vigilia di un ballottaggio alle amministrative in cui, però, il centrodestra riuscì a tenere.
Era, soprattutto, la prima indagine contro il Cavaliere e la prima che coinvolgeva un presidente del Consiglio italiano in carica. Un terremoto che ebbe un effetto dirompente ed esattamente un mese dopo, il 22 dicembre, il governo si dimise dopo l’uscita della Lega dalla maggioranza.
Ieri è stato ancora una volta il Corriere della Sera a «sparare» in prima pagina la notizia dell’invito a comparire a Berlusconi, sempre da parte della Procura milanese per l’inchiesta sui diritti tv, per corruzione in atti giudiziari di un testimone e concorso in falsa testimonianza. Il premier l’avrebbe ricevuto a fine novembre, ma alla gente l’ha fatto sapere in un delicato momento preelettorale il primo giornale italiano, diretto oggi come nel 1994 da Paolo Mieli. Un pezzo di taglio, con il titolo: «Ha corrotto un teste, indagato Berlusconi», polarizza l’attenzione del lettore anche se l’apertura è sullo scandalo che travolge Unipol e imbarazza i Ds e, in testa, c’è la notizia dell’ascesa di Mario Draghi al vertice di Bankitalia.
La sensazione che nelle stanze di via Solferino si vogliano determinare le sorti del Berlusconi bis allo stesso modo in cui sono state segnate quelle del primo governo del Cavaliere, è sempre più palpabile. E le polemiche sulla fuga di notizie dai palazzi della giustizia e sulle motivazioni politiche di certe scelte giornalistiche sembrano tanto un déjà vu.
Il centrodestra naufragò nel 1994, nello stesso giorno in cui il «padre» di Mani pulite Francesco Saverio Borrelli, ancora sul Corriere della Sera, candidava a presidente del Consiglio Antonio Di Pietro, che si era appena strappata la toga dalle spalle. Le cose non andarono così, ma si sono dovuti aspettare 7 anni perchè il Cavaliere fosse assolto dalle accuse di quell’autunno. Sotto i riflettori dell’opinione pubblica ci fu l’interrogatorio a Milano, il rinvio a giudizio, la condanna in primo grado nel 1998, la sentenza in appello che assolse Berlusconi per l’episodio di Telepiù e lo prosciolse per prescrizione, grazie alle attenuanti generiche, per quelli riguardanti Fininvest, Mondadori e Mediolanum Vita. Infine, il clamoroso verdetto della Cassazione del 19 ottobre 2001: assolto con formula piena «per non aver commesso il fatto».
Ma torniamo ai giorni «caldi» del 1994 e al Corriere della Sera. Sempre da quelle pagine, a 3 giorni dall’incarico di Scalfaro a Berlusconi, un battagliero Borrelli (che aveva già avvisato il Cavaliere di non candidarsi se aveva «scheletri nell’armadio»), prevedeva catastrofi e si metteva a disposizione del Quirinale. Era il primo maggio, le inchieste su Berlusconi, le aziende e la famiglia si moltiplicavano. Di Pietro, tentato dal ministero dell’Interno offertogli dal Cavaliere, si convinse o venne convinto che piuttosto poteva succedergli. E il 17 novembre il Corriere scriveva che, per i vertici del Pds, la candidatura a Palazzo Chigi dell’ex-pm era «l’ultima difesa per impedire che il Paese tornasse alle urne». Dopo lo scoop sull’avviso di garanzia gli editoriali di Mieli davano prova di equilibrismo o «cerchiobottismo», ma quando arrivò la campagna elettorale, il 17 febbraio 1996, il direttore si scoprì e invitò a non votare Berlusconi. Per il conflitto d’interessi e i suoi guai giudiziari. Forse, prima del 9 aprile, ripubblicherà quello stesso editoriale intitolato: «L’ultima occasione».