Avviso agli «allievi» di Montanelli: giù le mani da Indro[NOTE][/NOTE]

Caro dott. Granzotto, stamattina ho fatto un salto sulla poltrona leggendo l’articolo, a firma di Mario Brandolin del «Messaggero Veneto», del quale riporto la parte iniziale. Ma davvero Travaglio può essere paragonato a Montanelli? Ma davvero dovremmo credere che Travaglio sa fare informazione «indipendentemente da chi e che cosa è l’oggetto dell’informazione»? Il testo in oggetto è questo: «Non è un uomo di teatro, Marco Travaglio: è un giornalista, preciso, puntuale e puntuto, anche un tantino scostante talvolta, con quell’aria saputella e distaccata di chi non sembra accendersi emozionalmente alle cose che dice; chirurgico quasi nello sviscerare gli avvenimenti affrontati con dati, date, nomi, fatti, sentenze, atti giudiziari: tutti peraltro rigorosamente documentati. Insomma un giornalista di altri tempi, dello stampo di un Montanelli, per dire un grande di cui è stato allievo e dal quale ha imparato a non venir meno a quell’imperativo deontologico - tipico di una destra liberal, cui peraltro Travaglio dice di sentirsi affine - di informare, indipendentemente da chi e che cosa è l’oggetto dell’informazione. Eppure il suo «Promemoria, 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà», in scena l’altra sera al Comunale di Monfalcone, è un ottimo esempio di quel teatro civile che ha nella narrazione di accadimenti legati alla storia e alla realtà il suo punto di forza». A lei, se lo desidera, il commento.