Avvocati contro i pm: «Ci considerano un fastidio»

Una Procura nel caos, dove uffici importanti aprono le loro porte appena due ore al giorno, dove le denunce si impantanano per mesi, dove è lasciato al gusto di ogni singolo magistrato se, come e quando ricevere gli avvocati. Non è indulgente il quadro della situazione che gli avvocati penalisti milanesi hanno tracciato nella loro assemblea dei giorni scorsi. Molti titubavano, nella convinzione che un attacco frontale avrebbe in qualche modo coinvolto anche la figura di Manlio Minale, procuratore capo, bravo magistrato e persona perbene. Ma alla fine è apparso chiaro a tutti che la situazione aveva superato il livello di guardia. Tra i segnali, la situazione surreale - denunciata dal Giornale la settimana scorsa - dell’ufficio denunce, dove le notizie di reato restano inevase per mesi e mesi, e dove per sperare di sbloccarle è necessaria una domandina, firmata e motivata, non prevista da alcun articolo del codice di procedura penale.
L’attacco della Camera penale investe quasi tutti gli uffici della Procura. Le situazioni più surreali sono quelle dell’ufficio «notizie di reato», il vero buco nero della Procura milanese. Qui il problema non è solo che le denunce si inabissano. Gli avvocati denunciano anche il fatto che «la lentezza del sistema informatico» in uso «obbliga gli avvocati a lunghe ed estenuanti attese, a volte della durata di un’intera mattinata» per avere notizie. E quando si scopre finalmente che un’indagine è stata aperta e il nome del pm che se ne occupa, bisogna tornare il giorno dopo perché la segreteria del pm segue orari diversi. D’altronde è in generale la possibilità di dialogare con i pm, secondo la denuncia degli avvocati, a scarseggiare: «Salvo commendevoli casi, i sostituti sembrano vedere la richiesta di colloquio del difensore come un inutile fastidio; ogni sostituto riceve in giorni e orari diversi, e negli orari in cui dovrebbe ricevere molto spesso si rende indisponibile; risulta inoltre radicata, da parte di alcun sostituti, la prassi di accordare o meno il colloquio sulla base della tipologia del reato oggetto del procedimento». Un’«evidente mancanza di rispetto per il ruolo del difensore» che si farebbe ancora più vistosa per i fascicoli dell’ufficio Sdas, quello dove la Procura indirizza i casi - a suo giudizio - di scarsa importanza: «I sostituti assegnatari dei fascicoli non si rendono in alcun modo disponibili a ricevere gli avvocati».
Lo «stato di agitazione» degli avvocati, deciso insieme all’approvazione del documento, ha come obiettivo smuovere i vertici della Procura. Ma più che a Manlio Minale, in fase di promozione a procuratore generale, la gatta da pelare finirà al suo erede: il cui nome è ancora al centro di manovre e trattative all’interno del Consiglio superiore della magistratura.