Avvocati contro Woodcock e Iannuzzi: "Quei due si credono Starsky e Hutch"

Il "libro bianco" dei penalisti lucani nel fascicolo del Palazzo de' Marescialli. La denuncia: "Troppi consulenti, il Gip non è terzo, si abusa con le intercettazioni e le misure cautelari in carcere"

Potenza - Dal libro bianco sulla giustizia di Potenza (secondo l’Unione delle Camere Penali): visto «che alcuni uffici giudiziari pur di raggiungere livelli di iperattività apparente attraverso l’alibi inaccettabile di dati statistici e la celebrazione mediatica anticipata di processi eccellenti, finiscono inesorabilmente per incidere sui diritti fondamentali del cittadino e sulle garanzie degli indagati e imputati»; ritenuto «che occorre procedere a un’operazione di verità per ristabilire gli equilibri e promuovere un ripristino della ritualità della prassi e nei comportamenti dell’Inquirente»; si denuncia «l’attuale stato di crisi dell’efficienza e della capacità di direzione e coordinamento dell’ufficio della procura nonché l’assenza di terzietà del gip» diventato una sorta di copy reader delle richieste del pm: «Un gip che per prassi ricopi la richiesta del pm senza leggersi approfonditamente gli atti - si sentenzia nel libro bianco - è la negazione del principio di legalità nonché grave offesa della dignità della persona attinta dalla misura».

Il documento redatto dagli avvocati lucani è un condensato di accuse violentissime alla gestione dell’ufficio giudiziario oggetto, in queste ore, di polemiche e ispezioni. Le ottanta pagine che ingrossano il fascicolo del Csm sul caso Potenza prendono in esame numerosi processi e svariati disservizi, parte dei quali illustrati lunedì scorso ai membri del Palazzo dei marescialli da Savino Murro, presidente dell’Unione camere penali della Basilicata. Un capitolo dolente - stando al dossier - riguarda i consulenti del Pm, spesso cooptati fuori regione, liquidati con parcelle milionarie anche quando lo stesso bene era già stato periziato da altri consulenti. Ci si sofferma poi con generosità di particolari sul «primato raggiunto dalla procura di Potenza nella richiesta del numero dei decreti di intercettazioni telefoniche e ambientali». Una spesa complessiva all’anno di 2,7 milioni di euro: 7.500 euro al giorno. Cifre da capogiro, spese stellari, secondo gli avvocati. Che si dilungano per un capitolo sulle disfunzioni del «sistema delle deleghe di indagine compiute personalmente dal pubblico ministero».

Per non dire delle presunte «talpe» di procura denunciate dai Pm, «di cui non vi è traccia nonostante le comunicazioni mediatiche parlassero di un procedimento penale aperto». Tale «ossessione persecutoria - si legge nel documento - non ha risparmiato nemmeno alcuni carabinieri, finiti indagati» e poi archiviati. Per gli avvocati in guerra con buona parte della procura, occorrerebbe soffermarsi sulle vicende per le quali si chiede al Csm di predisporre verifiche in merito all’uso discutibile dei pentiti, alla quantità delle intercettazioni, alla durata delle indagini, «al ricorso disinvolto della misura cautelare» che ha portato «anche a un suicidio». Parole pesanti vengono proferite ancora sulla «dilatata interpretazione della competenza territoriale virtuale» e sulle archiviazioni di procedimenti con personaggi eccellenti indagati a mezzo stampa (segue l’elenco di politici, imprenditori, funzionari dei servizi segreti) e successivamente archiviati. Fra le lamentele denunciate anche le modalità con le quali verrebbero eseguite determinate ordinanze d’arresto «con l’impiego di elicotteri sopra casa degli indagati, il ricorso a teste di cuoio e posti di blocco».

Passaggio delicatissimo del dossier quello sui contrasti tra il numero uno della procura e i sostituti dovuti «alla limitata presenza del Capo negli uffici» che a cascata determinerebbe «un’assenza di coordinamento delle indagini e di un controllo degli uffici» stessi. Per un problema di compatibilità ambientali i legali lucani sollecitano, infine, accertamenti celeri sulle «pendenze processuali di magistrati potentini che gravano presso la procura di Catanzaro». Sulla spettacolarizzazione delle indagini e le fughe di notizie in edicola, gli avvocati della Basilicata sono lapidari: «Il rapporto tra procura e stampa è un altro inquietante capitolo» che va dalla diffusione di verbali secretati alle notizie riguardanti le iscrizioni sul registro degli indagati. «D’altra parte - chiosano gli autori del dossier - due pm sono stati definiti dalla stampa “i nostri Starsky e Hutch”, e pare che essi gradiscano tale paragone».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it