Avvocati, dodici giorni di sciopero contro Prodi

Il 21 luglio manifestazione a Roma. Ma c’è chi chiede di fermarsi fino al 31

Anna Maria Greco

da Roma

Toghe appese al chiodo. Stavolta, sono quelle degli avvocati che proclamano uno sciopero di ben 12 giorni, dal 10 luglio, per protestare duramente contro il decreto Bersani sulla competitività. Si asterranno da tutte le udienze, tranne quelle più urgenti, il governo-Prodi sarà inondato di fax per costringerlo ad «attuare quel dialogo che ha sino ad ora soltanto predicato» e una pioggia di manifesti e volantini spiegherà a tutti le ragioni degli avvocati.
La rovente seduta straordinaria del Consiglio nazionale forense, alla quale hanno partecipato gli ordini e le associazioni dell’avvocatura, si è conclusa ieri con una dichiarazione di guerra. L’ultimo giorno di sciopero, il 21 luglio, ci sarà una manifestazione a Roma, al culmine di assemblee in tutt’Italia. La richiesta principale all’esecutivo è quella di stralciare dal testo del provvedimento «la parte del decreto legge che riguarda la professione forense, nonché le norme che dispongono riduzioni degli stanziamenti per la giustizia». Solo dopo gli avvocati saranno disponibili «a definire con il ministro della Giustizia un testo di riforma della professione forense».
Chiamato in causa, il Guardasigilli Clemente Mastella risponde con l’invito a un incontro immediato, per «proseguire sulla strada del confronto e del dialogo con l’avvocatura e definire quali possano essere le vie da seguire nella riqualificazione degli ordini professionali, che nessuno vuole in alcun modo mettere in discussione». Il ministro che ha fatto della mediazione la sua bandiera si trova però in difficoltà, accusato di predicar bene e razzolar male.
D’altronde, il Consiglio forense ha già messo sul tavolo le sue carte, pretendendo lo stralcio del capitolo forense dal decreto. L’Organismo unitario dell’avvocatura e le associazioni hanno il compito di «procedere all’immediata convocazione della protesta» e gli ordini forensi indiranno subito assemblee locali e distrettuali «per assumere ulteriori iniziative di contrasto contro il decreto Bersani». La «grave» situazione determinata dal provvedimento approvato della settimana scorsa e «le violazioni di diritti e prerogative anche costituzionalmente protetti», per l’assemblea forense, giustificano «l’esclusione del preavviso». Gli avvocati assicureranno solo i procedimenti urgenti e garantiranno «i servizi essenziali nel rispetto della normativa vigente».
Il presidente dell’Oua, Michelina Grillo, sottolinea che la protesta è «senza precedenti» e vuole «smascherare le finte liberalizzazioni del governo, tutte a danno dei cittadini e a favore solo di troppi suggeritori interessati: dalla lobby di Confindustria a quella delle associazioni dei consumatori».
Particolarmente agguerriti sono i giovani avvocati, guidati dal presidente dell’Aiga Valter Militi, che chiedono al governo di fare un passo indietro. «Le misure introdotte dal ministro Bersani - afferma - muovono in direzione opposta alle esigenze della collettività. Abbattere le tariffe e consentire la pubblicità indiscriminata significa consegnare il mercato nelle mani delle grosse strutture professionali, anzi imprenditoriali, le uniche in grado di poter affrontare i costi di un battage pubblicitario e di offrire servizi a prezzi stracciati». Insomma, per il leader dei giovani avvocati, così si contribuirebbe alla dequalificazione dell’avvocatura, mettendo i servizi professionali sul piano dei più comuni beni di consumo. L’Aiga precisa di aver «da tempo sollecitato la riforma dell’ordinamento professionale per assicurare al cittadino quel livello di qualità imposto dalla Carta costituzionale». Ma quella di Bersani non è la via giusta.
A qualcuno i 12 giorni di sciopero sembrano addirittura pochi e l’assemblea straordinaria degli avvocati di Genova domani proporrà di incrociare le braccia fino al 31 luglio.