Gli avvocati europei contro le liberalizzazioni

Avvocati europei e americani si rivolgono all'Fmi per bloccare la "liberalizzazione indiscriminata dell’avvocatura che sta attraversando l’Europa"<cite></cite>

Anche gli avvocati contro le liberalizzazioni, e non solo in Italia. Secondo un milione di legali europei iscritti al CCBE (Council of bars and law societies of Europe), la "liberalizzazione indiscriminata dell’avvocatura che sta attraversando l’Europa può provocare una erosione nell’amministrazione della giustizia tale da minacciare i diritti fondamentali dei cittadini e mettere così a rischio l’equilibrio sociale ed economico dei Paesi interessati da questo genere di riforma".

Ora i legali europei, insieme a quelli americani, si rivolgono anche al Fondo monetario internazionale, al quale chiedono di vigilare sull "iniziative prese su basi puramente economiche senza tenere conto dello scopo e delle ragioni che regolano l’attività professionale, e quindi senza adeguate valutazioni dell’impatto di queste proposte sulla giustizia". Questo senza interferire con le "necessarie riforme indicate dalla Unione Europea". 

Gli avvocati si sono mobilitati soprattutto per la situazione di alcuni Paesi "sorvegliati speciali", come Grecia, Irlanda e Portogallo. Questi sono infatti esempio degli sviluppi che il processo di liberalizzazioni ha innescato, mescolando i negativi effetti della crisi economica con proposte radicali nel riformare la professione forense.

Il 9 novembre scorso il problema è stato portato anche sul tavolo di Vivianne Reding. Il Commissario europeo per la Giustizia ha incaricato una "task force" di esaminare il tema per tutelare l’autonomia e l’ indipendenza degli avvocati del Vecchio Continente. A gennaio, poi, i rappresentanti della "Law society" irlandese hanno incontrato i funzionari della Reding, per denunciare casi come quello del "Legal Services Regulation Bill", con cui il Governo irlandese ha annullato le prerogative disciplinari dell’Ordine degli avvocati creando un "Regolatore Indipendente" formato da 11 membri indicati dal Ministro della Giustizia.

Situazione simile in Grecia, dove 41mila avvocati denunciano l’intromissione governativa nella definizione di tariffe e parcelle, senza alcun riscontro preventivo con la realtà professionale degli studi e dei tribunali ellenici, rialzando i prezzi e aprendo la strada ad abusi dentro e fuori i tribunali.

In Portogallo la vicenda più clamorosa: per "rispondere alle richieste europee di rigore economico" il Ministro della Giustizia portoghese ha annunciato che sarà il suo Ministero a nominare a suo insindacabile giudizio (e pagandoli direttamente) gli avvocati d’ufficio che fino ad ora erano scelti all’interno di un elenco autonomo preparato dagli Ordini degli Avvocato. "Il Ministero", dicono i legali portoghesi, "già sceglie e paga i giudici. Ora è giunto anche a scegliere e pagare gli avvocati della difesa, senza alcun rispetto per il conflitto d’interesse".

Gli avvocati europei, però, denunciano un taglio indiscriminato delle tariffe in questi Paesi che ha fatto schizzare in alto i prezzi delle parcelle per i cittadini. Marcella Prunbauer-Glaser, presidente del CCBE ha aggiunto al dossier anche la lettera di Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, il quale segnala dettagliatamente "le forti contraddizioni con le indicazioni dell’Europa dei provvedimenti del governo Berlusconi e ora del governo Monti" su tariffe forensi, pubblicità, indipendenza degli avvocati, indicate come coerenti con le direttive europee ma che, in realtà, sono in rotta di collisione anche con alcune sentenze della Corte Europea di Giustizia, oltre che con quelle della Corte di Cassazione in Italia.

Il Ccbe di Bruxelles si sta quindi preparando a un’ offensiva a due livelli: il primo è dire pubblicamente che vanno tutelate professioni intellettuali.  Ma c’è anche un messaggio per Olli Rehn, il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, a cui chiedono di intervenire per fare osservare le numerose decisioni della Corte di Giustizia europea che hanno legittimato, tra l’altro anche le tariffe professionali, considerandole un mezzo per garantire il servizio reso ai cittadini dal punto di vista della qualità, dell’eguaglianza di trattamento e del dignitoso corrispettivo del lavoro professionale